Sonya Caleffi: l’infermiera serial killer degli anni Novanta
Negli anni Novanta, il nome di Sonya Caleffi è diventato tristemente noto nella cronaca nera italiana. Infermiera attiva in diverse strutture sanitarie tra Como e Lecco, a lei sono stati attribuiti tra i 15 e i 18 omicidi, con 5 casi accertati di pazienti deceduti per cause sospette.
La carriera di Sonya Caleffi negli ospedali lombardi
Sonya Caleffi ha lavorato inizialmente presso l’ospedale Valduce di Como, per poi trasferirsi all’ospedale Sant’Anna di Como e successivamente all’ospedale Manzoni di Lecco. In tutte queste strutture sanitarie si verificarono episodi di morti improvvise e apparentemente inspiegabili tra i pazienti più gravi.
La confessione e il metodo degli omicidi
La svolta nelle indagini avvenne quando fu la stessa Caleffi a confessare i crimini: l’infermiera ha ammesso di aver selezionato malati in condizioni critiche per poi iniettare aria nelle loro vene, provocando così una embolia fatale. Questo metodo consentiva di causare la morte in modo rapido e difficilmente rilevabile, seminando il sospetto solo dopo numerosi decessi ravvicinati.
I delitti accertati e la condanna
I cinque omicidi accertati si sono verificati tutti all’ospedale Manzoni di Lecco. Dopo la confessione e il processo, Sonya Caleffi è stata condannata a 20 anni di carcere per cinque omicidi volontari e due tentati omicidi.
Il caso di Sonya Caleffi rappresenta uno dei più inquietanti episodi di omicidi seriali in ambito sanitario in Italia di tutti i tempi.

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