Benito Mussolini e l’ascesa del Fascismo in Italia (I Parte).
Benito Amilcare Andrea Mussolini, figlio del fabbro Alessandro Mussolini e della maestra elementare Rosa Maltoni, nacque il 29 luglio 1883 a Dovia, frazione del comune di Predappio, è stato un politico e giornalista italiano. Fu il fondatore del fascismo e il primo tra i dittatori fascisti dell’Europa novecentesca.
Il nome “Benito Amilcare Andrea” fu deciso dal padre, socialista. Desideroso di rendere omaggio alla memoria di Benito Juárez, leader rivoluzionario ed ex-presidente del Messico, di Amilcare Cipriani, patriota italiano e socialista, e di Andrea Costa, imolese, leader del socialismo italiano (nell’agosto 1881 aveva fondato a Rimini il «Partito Socialista Rivoluzionario di Romagna»). Contrariamente al marito, la madre Rosa era credente e fece battezzare il figlio.
Nato da una famiglia di umili origini, frequentò le prime due classi elementari prima a Dovia e poi a Predappio (1889-1891); entrò quindi per volontà della madre nel collegio salesiano di Faenza (1892-ottobre 1894), ma venne trasferito in seguito a una punizione, comprensiva della retrocessione dalla classe quarta alla seconda, per una rissa nella quale ferì un suo compagno più grande con un coltello. A Faenza, Benito passò un periodo infelice: oltre alle punizioni corporali subite dai frati salesiani per la sua scarsa osservanza delle regole del collegio, visse con rabbia e frustrazione la sua condizione sociale. La famiglia era di modeste condizioni: il padre, pur avendo una propria attività, viveva ai margini della comunità locale a causa delle sue idee politiche; la madre, che insegnava ai bambini delle elementari presso Palazzo Varano, guadagnava uno stipendio insufficiente a compensare le mancate entrate del marito.
Aiutato dalla madre, proseguì gli studi nella laica Regia Scuola Magistrale maschile Carducci di Forlimpopoli, diretta da Valfredo Carducci, fratello di Giosuè Carducci, dove conseguì nel settembre 1898 la licenza tecnica inferiore. A partire dall’ottobre di quell’anno, per via di uno scontro con un altro alunno, venne costretto a frequentare come esterno (solo nel 1901 fu riammesso come convittore). A Forlimpopoli, anche per l’influsso paterno, Mussolini si avvicinò al socialismo militante facendosi notare in comizi serali nei paesi limitrofi e nel 1900 si iscrisse al Partito Socialista Italiano, dove fece amicizia con Olindo Vernocchi. L’8 luglio 1901 ottenne il diploma di Maestro elementare nello stesso istituto di Forlimpopoli. Successivamente avanzò domanda d’insegnamento, per concorso o per incarico, in diversi comuni (Predappio, Legnano, Tolentino, Ancona, e Castelnuovo Scrivia), senza riuscire a ottenere la cattedra. A Predappio si propose anche come “sostituto aiutante” del segretario comunale. La sua domanda fu respinta dal gruppo moderato con 10 voti su 14.
Cominciò a insegnare nella scuola elementare di Pieve Saliceto (frazione di Gualtieri), il primo comune italiano amministrato da una giunta socialista. Dopo la fine dell’anno scolastico non rimase a Pieve Saliceto: il 9 luglio 1902 emigrò in Svizzera per sfuggire al servizio militare obbligatorio, stabilendosi a Losanna. Lì si iscrisse al sindacato muratori e manovali, di cui poi divenne segretario, e il 2 agosto 1902 pubblicò il suo primo articolo su L’Avvenire del lavoratore, il giornale dei socialisti svizzeri. L’attività giornalistica vera e propria di Mussolini cominciò nel 1904.
Fino a novembre visse in Svizzera, spostandosi di città in città e svolgendo lavori occasionali, tra cui il garzone di una bottega di vini a Losanna. Venne espulso due volte dal paese: il 18 giugno 1903 fu arrestato a Berna come agitatore socialista, trattenuto in carcere per 12 giorni e poi espulso il 30 giugno dal Canton Berna, mentre il 9 aprile 1904 venne incarcerato per 7 giorni a Ginevra a causa del permesso di soggiorno falsificato, per poi essere espulso una settimana dopo dal Canton Ginevra. Nel frattempo ricevette anche una condanna a un anno di carcere per renitenza alla leva militare. Venne protetto da alcuni socialisti e anarchici del Canton Ticino, tra cui Giacinto Menotti Serrati e Angelica Balabanoff, con la quale avviò una relazione sentimentale. Nel periodo in cui Mussolini risiedette in Svizzera, abitò a Savosa, comune periferico a nord di Lugano, e partecipò al consolidamento dei muri sulla strada di Trevano, sulla Cassarate–Monte Brè e soprattutto alla costruzione della ferrovia Lugano-Tesserete.
In Svizzera Mussolini ebbe la possibilità di avvicinarsi a Vilfredo Pareto, frequentandone le lezioni all’Università di Losanna, dove l’economista italo-francese insegnò per alcuni anni. Pareto inciterà il suo allievo a prendere il potere e organizzare la Marcia su Roma (inviando un telegramma dalla Svizzera in cui si diceva «ora o mai più»). Mussolini utilizzò le idee di Pareto per rivedere la sua adesione al socialismo.
Sempre in Svizzera Mussolini collaborò con periodici locali d’ispirazione socialista (tra cui il Proletario) e inviò corrispondenze al giornale milanese l‘Avanguardia socialista. L’attività di giornalista rese evidente sin dai suoi primi scritti l’avversione ideologica al positivismo, allora predominante nel socialismo italiano; Mussolini prese subito posizione contro questo orientamento e si schierò con l’ala rivoluzionaria del partito socialista, capeggiata da Arturo Labriola. Con il passare degli anni Mussolini sviluppa una sempre più aspra avversione verso i riformisti, tentando di diffondere e di imporre all’intero movimento socialista la propria concezione rivoluzionaria. È in questo periodo che mostrò le maggiori affinità ideologiche con il sindacalismo rivoluzionario. Dalle discussioni con il pastore evangelico Alfredo Taglialatela, Mussolini trasse una conclusione negativa sul problema dell’esistenza di Dio, sul quale tornò a riflettere molti anni dopo. Le sue opinioni saranno in seguito raccolte nell’opuscolo L’uomo e la divinità, una breve dissertazione sui motivi per i quali bisognerebbe negare l’esistenza di Dio. Mussolini in questo periodo studiò assiduamente il francese e cercò di imparare il tedesco, avvalendosi in quest’ultimo caso dell’aiuto della Balabanoff.
Nel novembre 1904, caduta la condanna per renitenza alla leva in seguito all’amnistia concessa in occasione della nascita dell’erede al trono Umberto, Mussolini tornò in Italia. Dovette tuttavia presentarsi al Distretto militare di Forlì e adempì ai suoi doveri di leva venendo assegnato il 30 dicembre al 10º Reggimento bersaglieri di Verona. Poté tornare a casa con una licenza per assistere la madre morente (19 gennaio 1905). Poi riprese il servizio militare, ottenendo al termine una dichiarazione di buona condotta per il contegno disciplinato. In Svizzera lasciò libero il posto di corrispondente del giornale italiano Avanguardia Socialista; tale incarico venne assegnato al giovane socialista Luigi Zappelli, che già aveva conosciuto.
Congedato, Mussolini rientrò a Dovia di Predappio il 4 settembre 1906. Poco dopo si recò a insegnare a Tolmezzo, dove ottenne un posto da supplente dal 15 novembre sino al termine dell’anno scolastico. Il periodo nel comune friulano fu difficile: con gli studenti si dimostrò incapace di mantenere l’ordine, mentre l’anticlericalismo e il linguaggio sboccato gli attirarono le antipatie della popolazione locale.
Nel novembre del 1907 ottenne l’abilitazione all’insegnamento della lingua francese e nel marzo 1908 gli venne assegnato un incarico come professore di francese presso il Collegio Civico di Oneglia, in Liguria, dove insegnò anche italiano, storia e geografia.[37] A Oneglia ottenne la sua prima direzione di un giornale, il settimanale socialista La Lima. Nei suoi articoli il neo-direttore attaccò le istituzioni sia politiche sia religiose, accusando il governo Giolitti e la Chiesa di difendere gli interessi del capitalismo ai danni del proletariato. Per evitare problemi si firmava con lo pseudonimo “Vero Eretico”. Il giornale suscitò grande interesse e Mussolini comprese che il giornalismo dalla prosa incendiaria poteva essere uno strumento politico.
Tornato a Predappio, si mise a capo dello sciopero dei braccianti agricoli. Il 18 luglio 1908 fu arrestato per minacce a un dirigente delle organizzazioni padronali. Processato per direttissima, fu condannato a tre mesi di carcere, ma il 30 luglio venne rilasciato in libertà provvisoria su cauzione. Nel settembre dello stesso anno fu di nuovo incarcerato per dieci giorni per aver tenuto a Meldola un comizio non autorizzato.
In novembre si trasferì a Forlì, dove visse in una stanza affittata, assieme al padre vedovo, che nel frattempo aveva aperto la trattoria Il bersagliere con la compagna Anna Lombardi. In questo periodo, Mussolini pubblicò su Pagine libere, rivista del sindacalismo rivoluzionario edita a Lugano e diretta da Angelo Oliviero Olivetti l’articolo La filosofia della forza, in cui faceva riferimento al pensiero di Nietzsche. Il 6 febbraio 1909 si trasferì a Trento, capitale dell’irredentismo italiano, dove venne eletto segretario della Camera del Lavoro e diresse il suo primo quotidiano, L’avvenire del lavoratore.
Il 7 marzo di quell’anno si rese protagonista di un breve scontro giornalistico con Alcide De Gasperi, direttore del periodico cattolico Il Trentino. Mussolini collaborò anche con il quotidiano Il Popolo, diretto da Cesare Battisti, sulle cui pagine scrisse della “santa di Susà”, una contadina di nome Rosa Broll che era stata adescata da un sacerdote del luogo. L’articolo ebbe un tale successo che la direzione del Partito Socialista trentino decise di farne una pubblicazione a sé stante, al prezzo di 6 centesimi.
Il 10 settembre dello stesso anno Mussolini venne incarcerato a Rovereto con l’accusa, da cui poi fu assolto, di diffusione di giornali già sequestrati e istigazione alla violenza verso l’Impero asburgico. Il giorno 26 fu comunque espulso dall’Austria e fece ritorno a Forlì. Il caso del “professor Mussolini” divenne di interesse nazionale tanto che durante un’interrogazione parlamentare alla Camera presentata dal deputato socialista Elia Musatti, fu interpellato il ministro degli Esteri Francesco Guicciardini il quale rispose che “per quanto possa essere dispiacevole che l’espulsione di cittadini italiani dall’Austria si rinnovi con una certa frequenza, pure io non credo in nessun modo di intervenire nella faccenda trattandosi di questione interna dell’Austria”. I fatti trentini comunque procurarono a Mussolini una notevole notorietà in Italia, lo spinsero ulteriormente verso l’azione politica e segnarono l’inizio del passaggio da una concezione socialista e internazionalista a posizioni marcatamente nazionaliste.

