Il fenomeno delle fiere di fumetto: una crescita esponenziale
Approfittando di questo periodo estivo in cui le fiere sono quasi tutte a “riposo”, ne approfittiamo per parlare del fenomeno in crescita e di come la sua evoluzione abbia portato benefit ma anche aspetti negativi.
Ma iniziamo con il definire cos’è una fiera di fumetti. Il nome in se fa intendere che sia un classico evento in cui i fumetti sono il punto centrale dell’intrattenimento e che il pubblico sia esclusivamente composto da appassionati lettori sia di prodotti italiani che di produzione estera come americani, giapponesi, ecc..
Ma di fatto non è così.
Sotto la definizione “Fiera del fumetto” in realtà ricadono tutta una serie di sottoculture, o meglio, di culture parallele, che spesso catalizzano l’attenzione più del fumetto stesso che seppur soggetto principale del titolo dell’evento, diventa solo parte di esso e a volte anche una minima parte.
La domanda quindi a questo punto è semplice: se il fumetto non è il nodo centrale, cosa c’è in queste fiere?
Facciamo una piccola precisazione.
Il fumetto è un’arte visiva che negli anni è stato inglobato in una cultura più ampia che viene definita cultura pop.
In questa cultura ricadono: film, telefilm, animazione, gioco, videogioco, musica, cosplay, k-pop, street art, ecc…
Ecco quindi perché in una fiera del fumetto troviamo tante cose che non riguardano direttamente il fumetto ma anche altre forme di intrattenimento che sono attinenti a quella cultura in cui tutto si mescola e convive: i cosplayer (chi si veste da personaggi dei fumetti, animazione, videogiochi, film, ecc…), i ballerini di K-Pop (musica Coreana che spopola in Italia tra i giovanissimi grazie all’avvenenza dei cantanti ma principalmente per le coreografie di ballo che i ragazzi replicano in massa durante gli eventi), esperti di film e tv che fanno panel a tema, giocatori incalliti di videogames, ecc..
Dal punto di vista sociologico, l’evoluzione delle fiere pop, nerd e del fumetto rappresenta una delle trasformazioni culturali più affascinanti degli ultimi vent’anni: il passaggio dalla sottocultura di nicchia al mainstream globale. Basti pensare che fino ai primi anni 2000 dichiararsi un appassionato di fumetto o peggio, andare ad una fiera del fumetto era considerato un atto per pochi appassionati, quasi una cosa clandestina di cui vergognarsi per non essere presi in giro per quella passione da molti considerata infantile.
Oggi invece questi eventi sono diventati dei grandi eventi per tutti in cui famiglie, curiosi e appassionati consumano la pop culture a 360 gradi e paradossalmente il non andarci oggi è quasi l’atto clandestino.
L’evoluzione delle dinamiche di pubblico
Proviamo ad osservare il fenomeno facendo qualche passo indietro e identifichiamo delle fase importanti.
Fase 1: la comunità degli appassionati era “segreta”.
Segreta perché il giudizio di chi non conosceva quella cultura era un peso e si preferiva incontrarsi in luoghi precisi, come le fumetterie, per incontrare altri appassionati con cui confrontarsi e non sentirsi giudicati.
Il focus di questa fase era quella più strettamente collegata al collezionismo puro, in cui i lettori acquistavano e conservavano per il piacere di possedere quelle opere a casa.
Fase 2: l’accettazione
Piano piano, complice la tv e il cinema, sono arrivati al grande pubblico messaggi di positività verso il mondo della fantasia. I film Marvel hanno mostrato a tutti i grandi eroi in una chiave dinamica e spettacolare, creando orde di fan che hanno iniziato a cercare merchandising di quegli eroi per poi scoprire che ne esistevano altri.
Andare a vedere un film di super eroi al cinema non era più una cosa da bambini ma un evento. E a cascata, l’accettazione della visione globale di quei film è ricaduta sull’accettazione della lettura delle storie di quei personaggi.
E questo esempio può essere trasferito pari pari all’animazione giapponese grazie alla crescente offerta di prodotti da parte di piattaforme come Netflix e Prime Video.
Fase 3: l’ipersaturazione
La conseguenza dell’espansione di questo fenomeno ha generato una ipersaturazione di prodotti che inevitabilmente ha portato alla fruizione pubblica anche lavori di bassa qualità che, a volte, viene usato dai detrattori del genere che fanno notare attraverso questi lavori come il settore sia di serie B se confrontato con i libri dimenticandosi però che in ogni area dell’intrattenimento ci sono prodotti di qualità e prodotti scadenti.
Gli aspetti negativi dell’ipersaturazione
Chi ha vissuto questo mondo prima che diventasse main stream riconosce subito tutti gli aspetti negativi di questa accettazione, specialmente nelle fiere.
Vediamoli insieme:
- Perdita di contatto con gli autori.
Oggi gli ospiti vengono osannati e ricercati dal pubblico in maniera così forte che le fiere spesso sono costrette a creare delle liste preventive di prenotati che possono chiedere una foto o un autografo a differenza del passato in cui erano in pochi a conoscere gli autori e la possibilità di avere un contatto con loro era molto più semplice. - Lucro in crescita esponenziale
L’aumento di interesse ha creato due fenomeni legati al lucro selvaggio:
– il primo è quello delle case editrici che chiedono l’acquisto di prodotti editoriali a prezzi impegnativi che, senza di essi, impedirebbero l’incontro con l’artista
– il secondo è la nascita degli scalpers, ovvero persone che fanno razzia di edizioni limitate, autografi, disegni, non per spirito collezionistico ma con fini economici. E’ infatti ormai frequente, se non la norma, trovare su Ebay o vari mercatini online prodotti acquistati in fiera a prezzi raddoppiati o anche triplicati a distanza di poche ore. E questo fa inevitabilmente arrabbiare i collezionisti dato che quei prodotti spesso sono in quantità limitata e quindi chi li acquista per lucro impedisce al vero collezionista di acquistarli. - La diffusione massiccia di fiere sul territorio
Quella che sembra una buona cosa in realtà non lo è totalmente. Oggi il 90% delle fiere sono identiche. Stand che vendono sempre le stesse cose, gara cosplay, artisti ormai onnipresenti. Quello che era un evento atteso, che doveva rappresentare un momento cruciale per l’appassionato, è diventato un appuntamento ormai presente quasi ogni weekend in ogni parte d’Italia. Se negli anni ’80 fino ai primi ‘2000 la spinta principale era la ricerca del bene raro o introvabile unito al bisogno di ritrovare i propri simili in uno spazio sicuro in cui non sentirsi etichettati come sfigati, oggi la larga diffusione fa si che quel fisico è reperibile ovunque in due click grazie ad Amazon o Vinted. La spinta ad andare in fiera non è più il collezionismo o l’incontro con altri appassionati ma è diventata un consumo esperienziale: far parte della scena, fare cosplay, catturare contenuti per i social media e fruire di spettacoli dal vivo.
L’esplosione quantitativa ha innescato criticità ed effetti sul pubblico che possiamo riassumere così:
- Ipersaturazione
Eventi sovrapposti ogni week-end dello stesso tipo
Stanchezza del pubblico (event fatigue) e calo dell’affluenza media. - Format ripetitivi
Stessi standisti, stessi espositori di merce generica, stessi palchi.
Percezione che “vista una fiera, le hai viste tutte“. - Qualità ridotta
Ricerca del profitto rapido, spesso organizzate da chi non ha una reale conoscenza della cultura pop, ospiti fuori contesto, spazi inadeguati, offerta povera - Assenza di Hype
Quando un evento è raro, si trasforma in un rito (il pellegrinaggio annuale). Quando un evento è continuo e sempre accessibile, perde il suo valore simbolico. Ricordo ancora i pulman per andare all’Expocartoon di Roma che erano diventati un momento atteso da tutti noi appassionati che attendevano quel momento con ansia. - Perdita dell’esclusività
Non c’è più l’attesa di mesi per scoprire le novità; i contenuti sono anticipati e consumati quotidianamente online sia dalle stesse case editrici che dai content creator. La fiera come momento per scoprire le novità in arrivo, ad eccezione di qualche caso, lasciano il passo ad una comunicazione più rapida e diretta ma anche più fredda e distaccata.
I benefici: non tutto è negativo!
La grandissima presenza di eventi sul territorio ha portato innegabili vantaggi sociali e culturali per le comunità locali:
- Inclusività e Prossimità Culturale: L’emergere di fiere regionali e cittadine permette a un pubblico giovanile e in alcuni casi giovanissimo, di accedere a un’offerta culturale senza dover affrontare i costi impegnativi di trasferta per i grandi eventi come Lucca Comics & Games o il Napoli Comicon.
- Decentralizzazione del Mercato: Piccole e medie fiere offrono una vetrina accessibile ad artisti emergenti, autoproduzioni e mercatini locali dell’usato o dell’artigianato nerd, creando un micro-ecosistema economico sostenibile.
- Normalizzazione e Incontro: La presenza costante di questi eventi ha distrutto il vecchio stereotipo del “nerd isolato”, trasformando l’interesse per la cultura pop in una forma d’arte visiva e performativa comunemente accettata e celebrata.
In questi anni siamo di fronte a un momento di fisiologico assestamento in cui la cultura pop non è più una controcultura, ma l’industria culturale egemone che offre opportunità di lavoro che prima non esistevano. Proliferano le fumetterie, i rivenditori di gadget sono in tutta Italia e presenti online con esclusive e preorder che prima erano riservati solo ai fruitori delle fiere, disegnatori emergenti che grazie all’aumento di richiesta da parte del pubblico, riescono a trovare più spazio con le loro opere.
Se eliminiamo i grandissimi eventi che grazie alle loro risorse economiche riescono ad offrire un prodotto di alto profilo (vedi Lucca Comics and Games, Napoli Comicon, Etna Comics e pochissime altre) il fenomeno di crescita numerica degli eventi, in molti casi, va di pari passo con l’abbassamento della qualità culturale. Ci sono fiere che non allestiscono mostre, non offrono panel di qualità o non li offrono proprio, gli ospiti non sempre sono preparatissimi sulla materia.
Il futuro di questi eventi ha due strade: l’implosione o l’evoluzione.
Se si prosegue in questa direzione, allora l’implosione è dietro l’angolo.
Se si deciderà di aumentare l’offerta culturale di qualità allora si riuscirà a mantenere in vita tutta la macchina, anche quella più piccola
Laureato in Architettura, da sempre appassionato di fumetti, manga, anime e sigle tv. Da oltre 15 anni con il nome Vite da Peter Pan è ospite fisso di fiere come Napoli Comicon e Lucca Comics and Games oltre a diverse presenze in altre fiere come Romics, Etna Comics, Palermo Comiconvention, Anime in Fiera, Wondercon, Un mare di comics ed altri eventi a tema come il Raduno Nazionale Cartoon Cover Band che ha presentato per 5 anni. Ha all’attivo tre pubblicazioni, la più recente è “L’architettura nei fumetti e nei cartoni animati” per Douglas Edizioni. Alcuni suoi disegni sono stati pubblicati su diverse riviste di settore e nel 2022 ha realizzato la sua prima mostra pittorica dal titolo Behind the mask che è stata allestita in eventi di settore come Anime in Fiera e Wondercon.

