La storia del soldato di Cristo capitolo 11
Valutare, operare giudicare. Sono queste tre fasi della vita che mettono a dura prova l’operato di un onesto soldato di Cristo, nel momento in cui egli si chiede per chi e perché farlo. Solo la sua coscienza e’ in grado di dargli la risposta giusta. Per tutta la durata della sua vita professionale, Emanuele se lo e’ sempre chiesto cercando di porre in essere queste tre delicati fasi, senza che la sua coscienza lo ammonisse. Certamente egli di errori di valutazione e di giudizio nel corso del suo operato li ha commessi, e tutte le volte che cio’ e’ capitato, Emanuele non ha cercato di trovare una giustificazione a questi suoi errori autoconvincendosi che, in fondo, ha fatto solo il suo dovere. Il vero dovere di un soldato di Cristo, coerente con cio’ che dice e che fa, e’, innanzitutto quello di riconoscere prima a se stesso e poi agli altri, gli errori di valutazione e di giudizio attraverso i quali ha posto in essere il suo operato. Sbagliare e’ umano ma perseverare e’ diabolico. Questo concetto Emanuele non lo ha mai abbandonato.
Egli e’ sempre stato affascinato dalla parabola enunciata nel Vangelo secondo Giovanni al capitolo 8. In questa famosa parabola, Gesu’ parla della mancata lapidazione della donna accusata di adulterio, da parte di chi aveva gia’ impugnato la sua pietra per lanciarla contro l’adultera. Ma la magistrale affermazione di Gesu : “Chi e’ senza peccato scagli la prima pietra”, fece immediatamente accantonare le pietre a coloro che erano gia’ pronti per lanciarle. Nonostante questa frase di Gesu’, ancora riecheggi nelle attuali coscienze, cio’ che spaventa Emanuele e’ che forse oggi, a distanza di duemila anni, quella donna, nonostante l’ammonimento di Gesù, verrebbe lapidata lo stesso, al di la di ogni ragionevole dubbio. Il motivo sta nella mancanza totale di riconoscimento dei propri errori, al fine di evitare di perseverare nel commetterli.
Meditiamo tutti indistintamente


