Andrea Sempio e le telefonate con i carabinieri sul delitto di Garlasco: le intercettazioni riaccendono i sospetti
Il caso di Garlasco torna al centro dell’attenzione dopo la diffusione di nuove intercettazioni che riguardano Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara Poggi, la giovane uccisa il 13 agosto 2007. Le conversazioni telefoniche risalenti al 2017, trasmesse dal programma televisivo Quarta Repubblica, mostrano rapporti diretti tra l’indagato e alcuni carabinieri incaricati delle indagini, alimentando dubbi sulla correttezza delle procedure investigative e sullo sviluppo dell’inchiesta.
Secondo quanto emerso, i contatti tra Sempio e due militari della polizia giudiziaria, Giuseppe Spoto e Silvio Sapone, avvennero non solo attraverso telefonate, ma anche tramite scambi di messaggi. In particolare, il maresciallo Spoto avrebbe contattato Sempio l’8 febbraio 2017, poco prima della notifica dell’interrogatorio in procura, anticipandogli l’incontro e invitandolo a “fare due chiacchiere” prima della convocazione ufficiale. Un dettaglio giudicato anomalo dagli inquirenti di Brescia, che hanno sottolineato come queste comunicazioni abbiano potuto influire sull’andamento dell’indagine.
I dialoghi tra l’avvocato di Sempio e il maresciallo
Non meno rilevanti sono i dialoghi tra il legale di Sempio, l’avvocato Federico Soldani, e lo stesso maresciallo Spoto. Dalle intercettazioni emerge che l’avvocato cercò di ottenere informazioni preventive sul contenuto dell’interrogatorio, ricevendo risposte evasive ma comunque indicative del clima di confidenza instaurato. Lo stesso carabiniere propose, in un’altra conversazione, di far accedere Sempio e il suo difensore dal portone posteriore della caserma per garantire maggiore riservatezza, ribadendo che l’indagato aveva a disposizione il suo numero personale.
La durata degli intereogatori
Un altro elemento che desta sospetti è la brevità degli interrogatori. In una conversazione intercettata, la madre di Andrea Sempio, Daniela Ferrari, racconta al figlio di essere rimasta in procura appena dieci minuti, durante i quali le sarebbero state rivolte “tre domande in croce”. Anche il padre, Giuseppe, si sarebbe limitato a firmare alcuni documenti, senza un vero e proprio confronto con i magistrati.
Questi dettagli si inseriscono nella cornice di una più ampia inchiesta che riguarda anche l’ex procuratore aggiunto di Pavia, Mario Venditti, indagato per presunta corruzione in atti giudiziari. Le nuove rivelazioni rilanciano le perplessità sul ruolo di Andrea Sempio e sul possibile intreccio di rapporti tra gli indagati e chi, invece, avrebbe dovuto garantire imparzialità e rigore nelle indagini sul delitto di Garlasco.
Il caso continua quindi a sollevare domande rimaste senza risposta per oltre diciotto anni. L’omicidio di Chiara Poggi, già al centro di un lungo iter processuale che ha visto condannato in via definitiva Alberto Stasi, torna oggi a far discutere l’opinione pubblica e a riaccendere il dibattito su presunte anomalie investigative, contatti sospetti e possibili depistaggi.

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