Garlasco, tre mesi per le analisi dei dispositivi di Venditti e del padre di Sempio
La Procura di Brescia stabilisce i tempi per gli accertamenti tecnici sui telefoni e i computer sequestrati all’ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti e a Giuseppe Sempio, padre di Andrea Sempio, nuovo indagato nell’inchiesta sul delitto di Garlasco. L’obiettivo è verificare l’ipotesi di una corruzione in atti giudiziari che avrebbe influenzato la prima indagine sull’omicidio di Chiara Poggi.
Tre mesi e mezzo per le analisi informatiche
Il perito informatico forense Matteo Ghigo inizierà il 3 novembre l’acquisizione dei dati, realizzando una copia forense destinata a garantire l’integrità dei contenuti.
Il calendario fissato dalla Procura prevede: 45 giorni per l’estrazione dei dati ed altri due mesi per la loro analisi da parte del Gico di Brescia, incaricato di isolare il materiale ritenuto rilevante.
Le verifiche punteranno a ricostruire eventuali contatti anomali fra la famiglia Sempio e alcuni membri della Procura di Pavia nel biennio 2016-2017.
L’ipotesi di pagamento occulto
Gli inquirenti stanno approfondendo il contenuto del “pizzino” trovato nell’abitazione dei Sempio, in cui comparirebbe la cifra di 20-30 mila euro.
Il sospetto è che si trattasse di fondi destinati non ai legali della famiglia, come sostenuto da Giuseppe Sempio, ma a funzionari o intermediari in grado di orientare l’esito delle indagini sull’allora sospettato Andrea Sempio.
Un’intercettazione del febbraio 2017, in cui Sempio parlava della necessità di “trovare la formula per pagare quei signori”, è ora uno degli elementi al vaglio degli investigatori.
Il nodo dei rapporti fra Venditti e alcuni ex carabinieri
Gli accertamenti riguarderanno anche i rapporti che Venditti avrebbe intrattenuto, a partire dal 2014, con tre ex appartenenti all’Arma: Silvio Sapone, Giuseppe Spoto e Antonio Scoppetta.
Questi ultimi non sono indagati nell’attuale procedura, ma il loro ruolo potrebbe essere utile a ricostruire contatti e flussi informativi dell’epoca.
Nel frattempo, il Tribunale del Riesame di Brescia dovrà decidere se confermare la legittimità dei sequestri, dopo un precedente annullamento relativo ai supporti informatici.
Carabinieri: “Trattare il caso come terrorismo”
Un passaggio sorprendente emerge da una richiesta presentata lo scorso luglio dai carabinieri del Nucleo investigativo di Milano: gli investigatori hanno chiesto di poter qualificare la vicenda secondo le norme relative al terrorismo internazionale, al solo fine di ottenere l’accesso a tabulati telefonici fino a 6 anni indietro, invece dei soliti due previsti dalla legge.
Un escamotage tecnico che consentirebbe di ricostruire comunicazioni telefoniche fino al 2019, quando l’indagine su Sempio era già stata archiviata da anni.

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