Giovanni Brusca, il boia di Capaci torna libero
Giovanni Brusca, noto come il boia di Capaci, è ufficialmente un uomo libero. Il boss mafioso che azionò il telecomando dell’esplosivo che il 23 maggio 1992 uccise il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre agenti della scorta, ha terminato il suo percorso giudiziario: 25 anni di carcere e 4 anni di libertà vigilata.
Brusca è ritenuto responsabile di oltre 150 omicidi ed è tristemente noto anche per il brutale assassinio del piccolo Giuseppe Di Matteo, sciolto nell’acido nel 1996.
Giovanni Brusca: fine della pena dopo 29 anni
Alla fine di maggio 2025 si è conclusa la libertà vigilata a cui Giovanni Brusca era sottoposto dal 2021, dopo la sua scarcerazione. Resta però inserito nel programma di protezione, vive sotto falsa identità e in una località segreta, lontano dalla Sicilia.
La reazione di Maria Falcone: “Amarezza, ma è la legge”
Maria Falcone, sorella del magistrato ucciso, ha espresso “dolore e profonda amarezza” per la libertà di Brusca. Ma ha ricordato che il boss ha collaborato con la giustizia secondo una legge “voluta da Giovanni Falcone stesso”, quella sui pentiti di mafia, ritenuta fondamentale per combattere Cosa Nostra dall’interno.
Chi è Giovanni Brusca: il profilo del boss mafioso
Nato a San Giuseppe Jato il 20 febbraio 1957, Giovanni Brusca entra nella cosca familiare da giovanissimo. A 13 anni porta viveri e messaggi ai latitanti Provenzano, Bagarella e Riina. Entra ufficialmente in Cosa Nostra a 19 anni: suo padrino fu Totò Riina.
Una scia di sangue: 150 omicidi
Brusca è stato definito “u verru” (il porco) o “lo scannacristiani” per la sua brutalità. È stato coinvolto in oltre 150 omicidi, compresi quelli del giudice Rocco Chinnici, della strage di via D’Amelio, e degli attentati del 1993 a Roma, Milano e Firenze.
L’omicidio di Giuseppe Di Matteo
Il sequestro e l’omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo, figlio del pentito Santino Di Matteo, rappresenta uno dei crimini più efferati della mafia. Il bambino fu tenuto prigioniero per 779 giorni, poi ucciso e sciolto nell’acido su ordine diretto di Brusca. In un’intervista ha ammesso:
“Sono un mostro. Nessun perdono.”
La strage di Capaci
Il 23 maggio 1992, Brusca fu l’uomo che materialmente premette il telecomando che fece esplodere il tritolo sotto l’autostrada A29. Morirono Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani.
L’arresto e la collaborazione con la giustizia
Brusca fu arrestato il 20 maggio 1996 ad Agrigento. Tre giorni dopo decise di collaborare con la giustizia.
Nel 2000 ottenne lo status di collaboratore, accedendo a una riduzione della pena grazie alla legge 82/1991 sui pentiti, fortemente voluta da Falcone.
È stato il primo a parlare del “papello”, il documento con le richieste avanzate da Riina allo Stato italiano dopo le stragi.
Perché Giovanni Brusca è stato scarcerato
La legge italiana prevede benefici penitenziari per i collaboratori di giustizia che forniscono elementi concreti contro l’organizzazione mafiosa. Brusca ha ottenuto una riduzione della pena da ergastolo a 26 anni, sussidi statali per sé e la famiglia, protezione personale e cambio identità.

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