Il killer di Federica Mangiapelo presto libero, il dolore del padre: “Lui può rifarsi una vita, mia figlia non c’è più
La notizia della prossima liberazione di Marco Di Muro riapre una ferita mai rimarginata nella famiglia di Federica Mangiapelo, la sedicenne trovata morta nel lago di Bracciano nella notte di Halloween del 2012. Condannato in via definitiva a 14 anni di carcere per l’omicidio della fidanzata, Di Muro ha lasciato il carcere ed è attualmente in affidamento ai servizi sociali. A giugno, terminato il percorso previsto, sarà definitivamente libero.
Una prospettiva che ha riportato alla ribalta il dolore dei familiari della giovane. A raccontarlo è il padre Luigi, intervenuto durante la trasmissione televisiva “Diario del Giorno”. Le sue parole esprimono tutta la sofferenza di una famiglia che, a distanza di anni, continua a convivere con una perdita impossibile da accettare. “Già dal fatto che lui dovesse scontare solo 14 anni per noi era stata una leggera sconfitta”, ha spiegato. “Non credo che la morte di mia figlia valga così poco”.
Secondo quanto ricostruito durante la trasmissione di Retequattro, al momento del processo il reato di femminicidio non era ancora previsto come fattispecie autonoma nell’ordinamento. Inoltre, l’imputato aveva scelto il rito abbreviato, ottenendo così lo sconto di un terzo della pena. Un meccanismo che ha contribuito alla riduzione della condanna complessiva.
Il padre della vittima sottolinea come, tra benefici e misure alternative, Di Muro abbia scontato in realtà circa 11 anni. “Pensavamo che uscisse a fine anno, invece abbiamo scoperto all’improvviso che era già fuori dal carcere. È stata una notizia che ha riaperto una ferita che non si è mai chiusa”, ha raccontato.
Luigi Mangiapelo precisa di non voler mettere in discussione le leggi, ma ricorda come nel frattempo il quadro normativo sia cambiato. “Sono contento che oggi il rito abbreviato per questi reati sia stato abolito e che esista il reato di femminicidio, che all’epoca non c’era. Lui ha usufruito di tutte queste condizioni”.
Nel racconto del padre emerge anche il dolore del fratello di Federica, che al momento dei fatti era un bambino di 11 anni. Oggi ha 25 anni e porta ancora il peso di quella perdita. “Sta malissimo”, ha spiegato il padre. “Ora ha la piena consapevolezza di aver perso una sorella e non riesce a concepire tutto quello che è stato detto e accaduto in questi anni”.
La famiglia, mentre il responsabile dell’omicidio si prepara a tornare definitivamente libero, continua a convivere con una sofferenza che non si attenua col passare del tempo. “Quelli condannati all’ergastolo siamo noi genitori”, conclude Luigi Mangiapelo. “Noi continueremo a soffrire per tutta la vita”.

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