Il mistero dei fidanzatini di Policoro: un mistero ancora irrisolto
Nel cuore della Basilicata, nella notte del 23 marzo 1988, si consumò un delitto che da decenni rimane ancora avvolto nel mistero . I giovani ventenni Luca Orioli e Marirosa Andreotta furono trovati morti nel bagno della casa della ragazza a Policoro, in provincia di Matera. Quel ritrovamento segnò l’inizio di una storia tormentata da dubbi, archiviazioni, perizie contraddittorie e richieste di giustizia mai soddisfatte.
La scena e le prime ipotesi
Quella sera i corpi vennero rinvenuti seminudi nel bagno. Le prime conclusioni delle autorità giudiziarie suggerirono che la causa del decesso potesse essere un incidente domestico. Si ipotizzò una scarica elettrica provocata da una stufetta o un impianto difettoso, oppure l’azione di gas nocivi. Sin dalle origini però la versione ufficiale non convinceva la famiglia di Luca, che denunciava anomalie nell’indagine fin dai primi momenti.
Dubbi e richieste di accertamenti
Con il passare degli anni emersero elementi che alimentarono il sospetto che non si trattasse di un incidente. La famiglia richiese la riesumazione dei corpi, l’uso di tecnologie più moderne nella medicina legale e la verifica scientifica delle perizie effettuate. Si parlò di perizie manipolate, testimonianze chiave mai ascoltate e intercettazioni ignorate. Le autorità furono sollecitate a valutare nuove prove e a riconsiderare la causa della morte come potenziale duplice omicidio.
Archiviazioni, riaperture e le posizioni ufficiali
Nel corso del tempo l’inchiesta venne archiviata e riaperta più volte. La Procura di Matera rigettò alcune richieste di indagine avanzate dalla famiglia, mentre la Procura Generale di Potenza venne chiamata ad avocare il caso per valutare le principali lacune procedurali. Corrispondenze telefoniche mai acquisite, testimoni mai sentiti, e il mancato uso di tecnologie più avanzate furono punti evidenziati come gravi omissioni.
Le motivazioni della famiglia: “Non fu incidente”
La madre di Luca, Olimpia Fuina, ha ripetutamente dichiarato di non credere che la morte dei due giovani sia stata accidentale. Secondo lei, l’autopsia parlava già di segni concreti di morte violenta, e alcune perizie confermarono la presenza di elementi che non conciliavano con la versione dell’incidente domestico. Per la famiglia è evidente che vi siano stati depistaggi, omissioni e che lo Stato debba fare luce sulla vicenda.
Un cold case che fa ancora rumore
Il caso dei fidanzatini di Policoro ha avuto risonanza non solo locali ma anche nazionali. Media, trasmissioni di inchiesta, associazioni per i diritti umani e cittadini comuni chiedono chiarezza. Anche personalità politiche hanno espresso solidarietà verso la famiglia, sottolineando che dopo 37 anni non sia accettabile restare nel dubbio. La richiesta è che la giustizia non sia svuotata dal tempo, ma che i fatti vengano accertati con rigore.
Perché il mistero resta aperto
A distanza di decenni, la storia resta ingombra di punti oscuri. Le ipotesi di duplice omicidio contro la versione dell’incidente non sono ancora state definitivamente scartate, né confermate. Ciò che appare chiaro è che molte domande restano senza risposta: che cosa accadde davvero quella notte del marzo 1988? Perché certe indagini non furono svolte? Quale verità è stata trascurata? Finché queste domande non riceveranno risposte solide basate su indagini complete, il mistero dei fidanzatini di Policoro non sarà risolto.

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