L’economia illegale torna ai livelli pre-pandemia: i dati
L’economia illegale è tornata ai livelli pre-pandemia, toccando nel 2022 una cifra pari a 19,8 miliardi di euro.
Questo è quanto emerge dal rapporto dell’Istat sull’economia non osservata dai conti nazionali aggiornato al 2022.
A spingere in alto questo dato sono principalmente il traffico di stupefacenti e la prostituzione.
Nel primo caso, il traffico di droga ha raggiunto i 15 miliardi di valore aggiunto, mentre il consumo finale ha comportato una spesa di 17,2 miliardi.
La prostituzione, attività in aumento, ha generato 4 miliardi di valore aggiunto e 4,7 miliardi di consumo finale.
Il sommerso, invece, vale 181,8 miliardi di euro: il numero di lavoratori irregolari tocca quasi i 3 milioni di ULA.
Questo si verifica soprattutto nel settore dei trasporti e del magazzinaggio, il cui valore aggiunto è arrivato a 1,6 miliardi di euro.
Il sommerso aumenta per i professionisti ed è in forte riduzione nelle costruzioni.
La componente legata alla sottodichiarazione tocca i 100 miliardi di euro, mentre quella del lavoro illegale è pari a 69,2 miliardi.
L’Istat sostiene che il mercato del lavoro italiano ha come caratteristica peculiare la ricerca del lavoro irregolare.
L’incidenza di questo fenomeno è forte soprattutto nel terziario, particolarmente nel settore degli altri servizi alle persone (39,9% del totale).
Dati importanti si registrano anche nel settore dell’agricoltura (17,4%), delle costruzioni (12,4%) e del commercio (14,5%).
Il dato complessivo tra economia illegale e sommerso supera quota 200 miliardi e aumenta del 9,6% rispetto al 2021.

