Leonarda Cianciulli, la saponificatrice di Correggio
Leonarda Cianciulli, conosciuta come la saponificatrice di Correggio, è una delle figure più cupe e controverse della cronaca nera italiana del Novecento. La sua vicenda unisce storia personale, leggenda popolare, indagine giudiziaria e interpretazione psichiatrica, tanto da essere ricordata non solo per la brutalità dei delitti, ma anche per la stratificazione di significati che ne sono derivati.
Chi era Leonarda Cianciulli
Nata nel 1894 a Montella, in provincia di Avellino, Leonarda crebbe in un ambiente difficile, tra superstizioni e povertà. Dopo il matrimonio con Raffaele Pansardi, si trasferì più volte fino a stabilirsi a Correggio, in Emilia, negli anni Trenta. Qui cercò di costruirsi una nuova vita aprendo una piccola attività di compravendita di abiti usati e mettendo a frutto le sue doti di indovina e chiromante, che le garantirono una certa notorietà locale. Tuttavia la sua esistenza era segnata da profonde ferite: numerosi aborti spontanei e la morte precoce di alcuni figli la segnarono al punto da sviluppare una fissazione per la protezione della propria famiglia, alimentata da credenze magiche e rituali.
I delitti
Tra il 1939 e il 1941 compì i delitti che le valsero il soprannome destinato a renderla tristemente celebre. Le vittime furono tre donne: Faustina Setti, Clementina Soavi e Virginia Cacioppo, quest’ultima una cantante d’opera. Leonarda le attirava con promesse di matrimoni o nuove opportunità di vita e, una volta guadagnata la loro fiducia, le uccideva. Nei suoi stessi racconti, dopo averle colpite con strumenti contundenti, ne faceva sparire i corpi attraverso la saponificazione: bolliva i resti con soda caustica fino a ridurli a un impasto che, a suo dire, veniva trasformato in sapone e dolciumi. Nonostante parte di questi particolari sia stata ingigantita dalla leggenda, gli inquirenti confermarono la presenza di resti umani trattati chimicamente. La versione più cupa, secondo cui avrebbe offerto dolci preparati con il sangue delle vittime, appartiene probabilmente alla dimensione mitica che ha accompagnato il caso.
L’arresto
L’arresto arrivò nel 1941, dopo le denunce dei familiari delle donne scomparse. Durante il processo, che attirò grande attenzione, la Cianciulli non negò le accuse e anzi raccontò i delitti con un tono sorprendentemente lucido e privo di rimorso. La perizia psichiatrica la dichiarò “seminferma di mente”, riconoscendo disturbi ma non al punto da escludere la sua responsabilità. Fu condannata a trent’anni di reclusione e tre di internamento manicomiale. La pena la portò a trascorrere il resto della vita tra carcere e ospedali psichiatrici, dove morì nel 1970.
La figura di Leonarda Cianciulli continua a suscitare fascino e repulsione. Da un lato è vista come una madre disperata, ossessionata dalla paura di perdere i figli, convinta che sacrifici umani potessero garantirne la sopravvivenza. Dall’altro lato rappresenta una criminale lucida, capace di manipolare e approfittare della fragilità altrui.

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