Omicidio Pierina Paganelli, in aula la moglie di Dassilva: «Mi disse che aveva toccato il cadavere»
Al tribunale di Rimini si è chiusa la decima udienza del processo per l’omicidio di Pierina Paganelli, la pensionata di 78 anni uccisa con 29 coltellate il 3 ottobre 2023 nel garage del condominio di via del Ciclamino. Sul banco dei testimoni è salita Valeria Bartolucci, moglie dell’unico imputato, Louis Dassilva, 36 anni, a processo con l’accusa di omicidio volontario aggravato.
Dopo ore di tensione e una lunga pausa per le valutazioni della Corte presieduta dalla giudice Fiorella Casadei, Bartolucci ha scelto di deporre, pur avendo facoltà di astenersi in quanto coniuge dell’imputato. La sua posizione resta delicata: è indagata per false attestazioni agli inquirenti in relazione ad alcune dichiarazioni rese nei mesi successivi al delitto.
Nel corso dell’esame condotto dal pubblico ministero Daniele Paci, la donna ha ripercorso le ore successive al ritrovamento del corpo. «Fu Manuela Bianchi a dirmi la mattina del 4 ottobre che avevano trovato Pierina morta. All’inizio non pensai a un omicidio», ha raccontato. Solo nel pomeriggio, rientrando a casa, si rese conto della gravità della situazione vedendo il dispiegamento di forze dell’ordine.
Uno dei passaggi più rilevanti della deposizione riguarda il racconto che le avrebbe fatto il marito. «Louis mi disse che era sceso nel sottoscala scalzo e che aveva toccato il corpo. Mi disse che era fredda», ha riferito Bartolucci, spiegando che il gesto sarebbe avvenuto su indicazione dei soccorritori al telefono, per verificare se la donna fosse ancora viva. Il pm ha poi dichiarato di non avere ulteriori domande sulle modalità del ritrovamento.
Ampio spazio è stato dedicato anche agli abiti indossati da Dassilva il giorno del delitto. Bartolucci ha ricordato che il 3 ottobre il marito portava un pantalone grigio melange, una maglia bianca a girocollo e scarpe Reebok grigie con inserti rossi. Gli indumenti sequestrati nei giorni successivi corrispondono alla descrizione fornita dalla moglie; su di essi, tuttavia, non sarebbero state trovate tracce ematiche riconducibili alla vittima. «Non abbiamo lavato le sue scarpe e non abbiamo fatto lavatrici», ha precisato la donna, aggiungendo di aver pulito solo un proprio paio di calzature.
Il pubblico ministero ha affrontato anche il tema dell’incidente in moto avvenuto il 2 ottobre, ventiquattr’ore prima dell’omicidio. Dassilva aveva parlato di un trauma che lo avrebbe fatto zoppicare nei giorni successivi. «L’incidente c’è stato davvero – ha detto Bartolucci – mi telefonò e andammo in ospedale io e Manuela». Dalle immagini di videosorveglianza, però, il giorno successivo l’uomo non risulterebbe zoppicante.
Non sono mancati riferimenti ai rapporti tesi all’interno del condominio e alla relazione extraconiugale tra Dassilva e Manuela Bianchi, nuora della vittima. Bartolucci ha confermato di aver ascoltato, nei giorni precedenti al delitto, conversazioni telefoniche tra Pierina e i figli, dalle quali avrebbe dedotto che la 78enne non fosse dispiaciuta per una possibile rottura tra il figlio Giuliano e la moglie Manuela. «Le avevo scritto che i parenti erano un covo di serpenti», ha ammesso in aula, spiegando il contesto di quelle parole.
Nel finale di udienza sono state mostrate fotografie di scritte ingiuriose apparse sotto un ponte vicino al complesso residenziale nell’autunno 2024, ritenute presumibilmente rivolte contro Manuela Bianchi. Il pm ha chiesto a Bartolucci se ne fosse l’autrice. «Lo nego. Ho scritto solo un biglietto lasciato vicino all’ascensore, non scrivo sui muri», ha risposto.
Dopo oltre sei ore di deposizione, la Corte ha aggiornato il processo al 9 marzo, quando il pubblico ministero completerà l’esame della testimone e inizierà il controesame della difesa. In aula, mentre la tensione resta alta, il procedimento continua a ruotare attorno a una rete di relazioni personali, sospetti e versioni contrastanti che, a distanza di oltre due anni dal delitto, attendono ancora una verità giudiziaria definitiva.

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