Ranieri: “All’Inter fu tutta colpa di Thiago Motta”
Claudio Ranieri, ex allenatore dell’Inter e del Leicester City, è stato intervistato dal Corriere dello Sport raccontando alcuni episodi.
Le parole di Claudio:
Sull’Inter: “Partimmo benissimo. Le cose cambiarono quando a gennaio Thiago Motta decise di andare al Psg. Eravamo d’accordo che sarebbe partito a stagione conclusa, ma lui cambiò idea e fece pressing sul presidente che lo cedette. Senza Thiago saltarono gli equilibri in campo, come un orologio nel quale si inceppa un singolo elemento e l’intero meccanismo ne risente. Se un giocatore rovina un progetto? Ci sono giocatori che hanno la funzione di equilibrare il gioco, fanno girare la squadra”.
Sul Leicester City: “Contribuirono tanti fattori. A partire dal presidente che mi consegnò la squadra quando era ancora in ritiro. Il Leicester era salito la stagione precedente in Premier e si salvò all’ultima partita. Cambiai alcune cose. I terzini subito, poi intervenni su Simpson e Fuchs. Decisi di trovare posto al giovane Kanté, una macchina inesauribile. Prima lo provai all’ala sinistra, quindi lo misi centrale di centrocampo e insieme a Drinkwater formò una coppia sensazionale. Quei ragazzi stavano bene insieme, si aiutavano. Se Mahrez si accentrava, Okazaki andava a coprire il suo lato. Nelle prime settimane spiegai alla squadra che non bisognava mollare mai, recepirono in fretta il messaggio. Riuscirono a trasformare tanti 0-2 in pareggi o in vittorie. La storia delle pizze offerte quando non prendevamo gol è nota. Trovai una pizzeria che dopo le prime settimane decuplicò le entrate. Se non ricordo male quell’anno perdemmo solo tre volte, due con l’Arsenal e una col Liverpool”.
Sulla Roma di Mourinho: “Più riflessivo, consapevole, si cambia. E perfettamente aderente al progetto dei Friedkin. Lui gioca per vincere, la sua carriera è segnata da successi straordinari, tuttavia sa bene che in questa fase della Roma ci sono dei paletti, i limiti imposti dal Fair Play Finanziario… Mourinho è unico, inimitabile, l’Olimpico si riempie per lui, più che per la squadra. La Roma aveva bisogno di Mourinho e probabilmente Mourinho della Roma, di una tifoseria che si è data a lui”.
Su oggi senza panchina: “Io non mi sento un disadattato, anche se per trentacinque anni i tempi della mia giornata li ha scanditi il calcio, il lavoro. E non considero il periodo da calciatore. Quando non giochi o alleni ti vengono a mancare tante cose, riferimenti importanti, devi riempire i vuoti e non è sempre facile. Non ci sono gli allenamenti, i ritiri, i viaggi, le partite. Ad ogni modo vivo tutto con grande serenità e, anzi, mi godo la libertà di poter andare lunedì a Vittoria per ricevere un premio intitolato proprio a Di Marzio”.
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