La storia del soldato di Cristo capitolo 8
Tuttavia, al cuore non si riesce proprio a comandare, e spinto dal forte desiderio di ritornare in patria, Emanuele cerca in tutti i mondi di farlo. Tutte le volte che, unitamente alla sua famiglia, vi ritorna per un fine settimana o per le festività, egli si nutre dell’aria della sua amata Napoli, percorrendo le strade della sua infanzia e quelle che hanno lasciato un ricordo indelebile dentro di sé, come ad esempio il cosiddetto parco Villa Teresa di Capodimonte, a pochi passi dalla Porta Grande del locale bosco, che Emanuele considera una sua seconda casa. In quel parco abitavano i nonni materni che Emanuele amava profondamente e presso i quali spesso egli restava a dormire anche più di qualche giorno. Mentre dall’amato nonno paterno Giuseppe, egli erediterà il gusto dell’estetica e tanti altri lati positivi del suo carattere, dal nonno materno Michele, egli acquisirà in dote il forte temperamento, la tenacia e la forza di non arrendersi mai. Quest’ultimo aveva con onore affrontato la guerra come un vero e proprio guerriero, si era battuto per difendere gli altri dai vari soprusi commessi durante il periodo bellico, ed è per questo che per Emanuele egli era un vero proprio mito, un’icona alla quale doversi ispirare.
Quando Emanuele diventerà soldato, i nonni paterni Giuseppe ed Angela che avevano convissuto con Emanuele e la sua famiglia d’origine nell’amata casa di Capodimonte, provenienti dal loro quartiere d’origine del Monte di Dio, (sulla collina di Pizzofalcone), saranno già scomparsi da diversi anni, non potendo assaporare la gioi di avere un nipote soldato. Il nonno materno Michele invece, insieme alla dolce nonna Anna, vivranno invece questa gioia, che li renderà fieri per tutti il resto della loro vita. Purtroppo, nel 1991, mentre Emanuele stava reggendo un comando di un reparto, riceverà la notizia della dipartita anche dell’amato nonno Michele. Pur riuscendo a partecipare ai suoi funerali, rimarrà fortemente amareggiato di non averlo potuto salutare per l’ultima volta prima della sua morte. Gli anni vissuti da Emanuele nella sua Capodimonte, con la sua famiglia d’origine e con i suoi amici del parco in cui abitava, resteranno per sempre nel suo cuore, lasciandogli il forte rammarico di non aver avuto la possibilità di poter ivi vivere il resto degli anni della sua vita. Per Emanuele, infatti, ognuno dovrebbe avere la possibilità di poter vivere e morire nel luogo in cui è nato per potersi non perdere nulla dei cambiamenti in positivo o in negativo, che nel corso degli anni esso subisce irreversibilmente. A tal proposito, spesso ad Emanuele sovviene il ricordo del mitico Antonio De Curtis, altro conterraneo di Emanuele, essendo originario della Via Santa Maria Antescecula zona Sanità a ridosso di Capodimonte. Di questo altro meraviglioso soldato di Cristo, Emanuele ricorda in modo particolare, la sua leggendaria generosità che lo spingeva di notte, oramai quasi cieco, quando tutti dormivano, a partire dalla sua residenza di Roma per farsi accompagnare dal suo autista nel suo quartiere d’origine, dove lasciava sull’uscio delle porte dei più bisognosi, sostegni economici in forma anonima. Questo forte amore per la sua terra, lo indurrà a chiedere di essere condotto a Napoli, proprio quando sentì che le sue forze lo stavano abbandonando.
Napoli per un napoletano d.o.c, è parte interiore della sua esistenza, si può anche arrivare ad odiarla, ma non si riuscirà mai a dimenticarla.

Giornalista, Libero Professionista, rugbista.

