Aporofobia: significato, etimologia e perché è entrata nei dizionari
Negli ultimi anni il termine aporofobia è entrato sempre più spesso nel dibattito pubblico, fino a trovare spazio nei principali dizionari italiani. Ma che cos’è l’aporofobia, da dove nasce questa parola e perché oggi è diventata così rilevante?
Significato di aporofobia
La aporofobia indica l’avversione, la paura o il rifiuto nei confronti delle persone povere o in condizioni di forte disagio economico. Non si tratta semplicemente di indifferenza sociale, ma di un vero e proprio atteggiamento discriminatorio che colpisce chi non ha risorse, indipendentemente dall’origine, dall’etnia o dalla cultura.
Etimologia del termine
Dal punto di vista etimologico, aporofobia deriva dal greco:
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áporos (ἄπορος), che significa “senza risorse”, “povero”
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phóbos (φόβος), ovvero “paura”
Il termine è stato coniato dalla filosofa spagnola Adela Cortina negli anni Novanta per dare un nome preciso a una forma di discriminazione spesso confusa con altre, come il razzismo o la xenofobia.
Utilizzo nel linguaggio contemporaneo
Oggi la parola aporofobia viene utilizzata in ambito sociologico, politico, giornalistico e giuridico. È sempre più frequente trovarla in articoli di attualità, studi accademici e dibattiti sui diritti umani, soprattutto quando si parla di marginalità, senzatetto, povertà urbana e disuguaglianze sociali.
Perché è entrata nei dizionari
L’ingresso di aporofobia nei dizionari riflette un cambiamento importante: la necessità di nominare fenomeni sociali complessi per poterli riconoscere e affrontare. L’aumento delle disuguaglianze economiche, la visibilità della povertà nelle città e il dibattito pubblico sempre più attento al linguaggio hanno reso questo termine di uso comune e stabile.
In altre parole, l’aporofobia è entrata nei dizionari perché la realtà che descrive è ormai sotto gli occhi di tutti — e la lingua, come sempre, si è adattata.


