Ben-Gvir rilancia gli insediamenti a Gaza: “Tutta la Striscia è nostra”
A pochi mesi dalle elezioni del 27 ottobre, il ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir torna al centro delle polemiche per alcune dichiarazioni sulla guerra a Gaza. Intervistato in un podcast insieme a Rom Braslavski, ex ostaggio di Hamas, il leader del partito di estrema destra Potere Ebraico ha sostenuto la necessità di intensificare gli attacchi nella Striscia, arrivando a parlare dell’uccisione di “30-40 persone ogni notte”.
Ben-Gvir ha criticato la recente riduzione delle operazioni israeliane a Gaza, precisando di non essere d’accordo con il primo ministro Benjamin Netanyahu. “A Gaza si dovrebbero effettuare omicidi mirati, eliminando da 30 a 40 persone ogni notte”, ha dichiarato, sostenendo inoltre che tra i palestinesi della Striscia vi siano persone che, a suo giudizio, “non meritano di vivere”.
Le dichiarazioni di Ben-Gvir si aggiungono ad altre prese di posizione di esponenti israeliani che sono state citate davanti alla Corte internazionale di giustizia come elementi nell’ambito delle accuse relative alle intenzioni genocide nel conflitto.
“Tutta Gaza è nostra”
Nel corso della stessa intervista, il ministro ha sostenuto anche l’ipotesi di un’emigrazione di massa dei palestinesi dalla Striscia e il reinsediamento israeliano del territorio. Ben-Gvir ha affermato di considerare “tutta Gaza” come parte di Israele, auspicando la ricostruzione di insediamenti ebraici non soltanto nell’area dell’ex Gush Katif, ma nell’intera Striscia.
Israele si era ritirato unilateralmente da Gaza nel 2005, smantellando 21 insediamenti e ritirando le proprie forze dal territorio. L’ipotesi di trasferimento della popolazione palestinese sostenuta da Ben-Gvir è stata più volte contestata da esperti e organizzazioni internazionali, che la considerano potenzialmente riconducibile a pratiche di pulizia etnica.
Il peso politico di Ben-Gvir
Ben-Gvir ha acquisito una crescente influenza politica in Israele dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023. Il ministro non dispone del potere di impartire direttamente ordini all’esercito israeliano e quindi non può determinare autonomamente le operazioni militari nella Striscia.
Il suo ruolo resta però rilevante: come ministro della Sicurezza nazionale, esercita un controllo su settori dell’apparato di sicurezza interno, comprese la polizia nazionale e le carceri dove sono detenuti migliaia di palestinesi provenienti da Gaza e dalla Cisgiordania.
Le nuove dichiarazioni riaccendono così il confronto sulle posizioni dell’estrema destra israeliana e sulla direzione che il governo intende assumere nella gestione della guerra a Gaza, mentre si avvicina l’appuntamento elettorale di ottobre.

