Calabria, autonomia differenziata e sanità: il caso Occhiuto divide la politica
Manca poco più di un anno alla fine della legislatura e, dopo la bocciatura al referendum costituzionale del 22 e 23 marzo della riforma della giustizia promossa dal guardasigilli Carlo Nordio, il governo Meloni prosegue la propria azione su altri dossier già presenti nel programma nonostante il difficile clima internazionale. Gli argomenti caldi in agenda sono il Ponte sullo Stretto di Messina e l’autonomia differenziata.
L’Anac boccia l’iter del Ponte sullo Stretto
Sulla mega opera dal valore di 13,5 miliardi di euro, che punta a unire la Sicilia al resto del continente ed è spacciata dai suoi sostenitori come la condicio sine qua non a tutti gli annosi e atavici mali del Mezzogiorno, l’esecutivo sta facendo la corsa contro il tempo per ottenere il via libera della Corte dei Conti in modo da aprire i cantieri entro il 2026 o, per lo meno, prima delle prossime elezioni.
Tuttavia, nei giorni scorsi, l’Autorità Nazionale Anticorruzione ha trasmesso al Parlamento un documento di venti pagine dove solleva diversi dubbi, come la mancata nuova gara d’appalto, che mantiene interrogativi sulla compatibilità con le regole comunitarie, nonché sui costi e sul finanziamento pubblico dell’opera.
Cos’è l’autonomia differenziata?
Il progetto dell’autonomia differenziata è un disegno di legge promosso dal leghista Roberto Calderoli, ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie, e mira a introdurre un modello di federalismo asimmetrico, fondato sull’articolo 116 della Costituzione.
Il provvedimento prevede che le Regioni a statuto ordinario possano chiedere allo Stato il trasferimento di maggiori competenze su un massimo di 23 materie, tra cui istruzione, sanità, ambiente e trasporti.
Le funzioni eventualmente trasferite non sarebbero uniformi, ma varierebbero da Regione a Regione sulla base di specifici accordi con lo Stato.
La Conferenza Stato-Regioni e le pre-intese sull’autonomia differenziata
Il 2 aprile si è svolta a Palazzo Cornaro, a Roma, la seduta ordinaria della Conferenza Stato-Regioni e, oltre agli adempimenti formali, all’ordine del giorno figuravano diversi dossier rilevanti, tra cui sanità e finanza pubblica, con particolare attenzione al parere sulle tariffe per la riabilitazione ospedaliera. In questo contesto, i presidenti di Regione hanno votato le pre-intese sull’autonomia differenziata.
Da premettere che questi accordi preliminari garantirebbero ai presidenti delle Regioni la possibilità di stabilire tariffe diverse per le cliniche convenzionate oppure di utilizzare risorse proprie per assumere più personale sanitario, con il rischio di alimentare il divario tra Nord e Sud, dal momento che le Regioni più ricche potrebbero offrire stipendi più alti ai medici e servizi migliori rispetto a quelle con risorse più limitate.
Se le Regioni del Nord a guida centrodestra, come Lombardia, Piemonte, Veneto e Liguria, hanno espresso parere favorevole, le sei amministrazioni di centrosinistra — Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Sardegna, Puglia e Campania — hanno votato contro, chiedendo di definire prima i livelli essenziali delle prestazioni (LEP). Il colpo di scena arriva però dalla Calabria, dove il governatore Roberto Occhiuto ha votato a favore delle pre-intese sull’autonomia differenziata. Una decisione, quella del vice-presidente di Forza Italia, che stride con le dichiarazioni di alcuni mesi fa dove paventava un aumento delle disuguaglianze.
La conseguenza del voto di occhiuto le polemiche di Tridico e le rassicurazioni
Dopo essersi dimesso lo scorso 31 luglio a seguito dell’inchiesta che lo vedeva indagato per corruzione proprio per la gestione sanitaria in Calabria, Roberto Occhiuto si è ricandidato alle elezioni di ottobre venendo rieletto per la seconda volta con il 57,26% dei voti. Il parere favorevole dato alle pre-intese sull’autonomia differenziata ha avuto un effetto immediato per la Calabria, in quanto il Consiglio dei Ministri ha decretato l’uscita dal commissariamento dopo 17 anni. La prossima mossa del presidente forzista sarà quella di concordare con il governo una data certa per l’uscita dal piano di rientro. Una buona notizia, almeno sulla carta, se non fosse che resta un sistema sanitario ai minimi termini, che continua a fare i conti con carenze strutturali e disuguaglianze nell’accesso alle cure.
E infatti non mancano le critiche al voto favorevole di Occhiuto nella Conferenza Stato-Regioni di Palazzo Cornaro. A guidare l’attacco è il Movimento 5 Stelle calabrese, con in testa l’eurodeputato Pasquale Tridico, sfidante di Occhiuto nelle ultime elezioni regionali, ha accusato la giunta di centrodestra di tradimento della Calabria, sostenendo che con questa decisione si favorirebbero le regioni del Nord e l’emigrazione dei calabresi verso le stesse per motivi sanitari.
Di diverso avviso sono l’esecutivo e la maggioranza: il ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie Roberto Calderoli ha definito il voto favorevole di Occhiuto un passaggio positivo e ha spiegato inoltre come l’autonomia differenziata sarà accompagnata da misure atte ad aiutare le regioni in difficoltà, come la Calabria, che si trovano sotto piano di rientro sanitario.

