Ponte sullo Stretto, nuovo stop della Corte dei Conti: Salvini insiste “Andiamo avanti”
Come direbbe il Manzoni nel suo capolavoro I Promessi Sposi: “Quest’opera non s’ha da fare”.
Così sembra essere, almeno per ora, il destino del Ponte sullo Stretto, la grande infrastruttura che dovrebbe collegare la Sicilia alla Calabria e quindi al resto del continente. L’avvio del cantiere della tanto chiacchierata opera — storico cavallo di battaglia del centrodestra— era atteso già dal 2024, ma tra imperfezioni del progetto, pastoie burocratiche e rilievi continui, tutto è rimasto fermo.
Nelle ultime ore è arrivato l’ennesimo stop dalla Corte dei Conti, che dopo aver negato il visto di legittimità alla delibera Cipess relativa alle risorse e al progetto esecutivo, ha bocciato anche il terzo atto aggiuntivo che regola i rapporti tra il Ministero dei Trasporti e la società concessionaria Stretto di Messina S.p.A. Una decisione che si intreccia direttamente con la precedente: senza la registrazione della delibera Cipess, spiegano i magistrati contabili, non può andare avanti neppure il nuovo decreto interministeriale.
Come riportato dall’Ansa, il ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha liquidato lo stop definendolo “l’inevitabile conseguenza del primo”. Ha poi assicurato che gli esperti del Mit “sono già al lavoro per chiarire tutti i punti” e ha ribadito di essere “assolutamente determinato e fiducioso”.
Dal canto suo, la società Stretto di Messina non si dice sorpresa e attende, come il governo, le motivazioni formali della Corte, convinta che si potranno fornire gli approfondimenti richiesti. Il Cda è stato già convocato per il 25 novembre, segno che l’intenzione di procedere resta — nonostante gli ostacoli.
Intanto, dal fronte politico arrivano nuove critiche, con l’opposizione che continua a considerare il progetto “ingiusto, sbagliato e dannoso”.
E mentre la discussione si infiamma, il Ponte sullo Stretto rimane ancora ciò che è da mezzo secolo: un’idea grandiosa sospesa nel vuoto, più evocata che costruita. Una promessa eterna, che per ora — parafrasando ancora Manzoni — proprio “non s’ha da fare”.

