“Basta Roghi” si chiama monnezza ma vale oro
Si chiama Monnezza ma vale oro.
Vale, non è.
Per gli “imprenditori” del Male ed i “Terroristi” del Paese, vale oro.
Vale, non lo è.
La Monnezza più della Droga.
Sotto quei terreni, un impero.
Sotto quei terreni, un inferno.
Ha fatto più morti la Monnezza che la Droga.
Rende più la Monnezza che la Droga.
Sodalizio di “imprenditoria” malata ed avidità generalizzata.
Si chiama Cancro ma puoi leggere più semplicemente Morte.
Vale ed è.
(Introduzione di Giovanni Chiaravalle)
L’espressione: “Terra dei Fuochi” compare per la prima volta nel 2003 in un rapporto di Legambiente. Oggi, a distanza di trent’anni la questione legata ai gas inquinanti nel territorio che va da Napoli a Caserta, è al centro dell’attenzione, proprio per non averne avuta affatto.
Negli ultimi trent’anni una vasta area geografica ha bruciato ogni santo giorno. Negli ultimi trent’anni il crimine organizzato ha dato un prezzo al silenzio di chi avrebbe dovuto vigilare ed invece di opporsi, contrastare e fermare lo stupro di interi terreni, territori e popolazioni, insieme ai rifiuti, seppelliva sotto terra, ogni giorno, la propria coscienza.
Nessuno e ribadisco nessuno, ha contrastato il fenomeno in maniera minimamente efficace. Nessuna bonifica predisposta, ma ancora rimbalzi di palla nel gioco del temporeggiare.
Ancora c’è chi afferma l’assenza di correlazione diretta tra lo sversamento nei terreni di rifiuti tossici e la media nazionale più alta di persone che in quei territori si ammala di cancro.
Chi crede alla “favola” che si tratti di una fatale casualità è semplicemente complice.
Ne ho parlato con Carmela Sermino.
Carmela è una Donna.
Una vera.
La sua storia è nota ma qui si fa un’altra battaglia.
Ed a questo punto, signora Sermino, cosa si fa?

Quando mi trasferii ad Acerra mi etichettavano come la residente del triangolo della morte. Dove respiri diossina, dove non si può mangiare frutta e verdura del territorio e soprattutto non bere acqua del rubinetto.
Dalla descrizione sembrava una tribù, una città perduta.
Con l’ associazione che porta il nome di mio marito, Giuseppe Veropalumbo, insieme ad altre del territorio, abbiamo iniziato a fare delle iniziative ambientali, parlare con i ragazzi, chiedere alle istituzioni di stare dalla nostra parte. L’ impegno si è esteso anche alle altre realtà circostanti. Ci siamo uniti organizzando assemblee cittadine. Manifestazioni ed attività di movimento costruendo Stop biocidio.
Sono tanti i morti, se si gira per i cimiteri ti rendi conto di quanti ragazzi, bambini sono morti per mano violenta, per mano di persone che non hanno avuto rispetto, per mano di persone coscienti di avvelenare il proprio territorio, la propria aria pur di guadagnare denaro sporco.
Le mafie e le camorre si sono ingrandite, hanno fatto business, anche oltre l’Italia. Tutto questo nell’indifferenza dello Stato. La terra dei fuochi è uno “stato invisibile”. Tutti sanno ma nessuno vuole guardare.
Ora vogliamo giustizia. È necessario mappare e valutare l’inquinamento del suolo, acqua e aria, identificare i rischi sanitari e mettere in campo azioni concrete per contrastare lo smaltimento illegale.
La bonifica dei territori non può più essere lasciata all’improvvisazione o alla buona volontà di pochi. Servono obiettivi chiari, scadenze precise e risorse adeguate per garantire interventi efficaci e duraturi.
Non è sufficiente una generica supervisione istituzionale. Servono esperti e membri della società civile che non abbiano legami con le strutture di potere. Questo organismo dovrà garantire trasparenza, pubblicando periodicamente i risultati del monitoraggio e rendendo accessibili a tutte le informazioni sull’avanzamento dei lavori.

L’Italia dovrà istituire un portale pubblico in cui saranno raccolti e aggiornati i dati su rischi ambientali e sanitari.
Per tale motivo nella trasparenza della legalità abbiamo chiesto ed aperto una petizione per il Presidente Sergio Mattarella quale garante dell’attuazione di questa enorme Opera.
Lo chiedono i cittadini ma soprattutto i familiari delle vittime della terra dei fuochi. Continuiamo a stare in strada.
Rimaniamo in piazza, per strada, in trincea per la battaglia a difesa della nostra terra.

Ecco cosa si fa ora.
Si lotta.

