La crisi delle “Dating App”
di Giovanni Moffa
Il mercato delle App di incontri non è più la miniera d’oro di un tempo. I giganti del settore, da Tinder a Bumble, stanno affrontando una tempesta perfetta fatta di crolli in borsa, disaffezione degli utenti e una stanchezza psicologica che gli esperti hanno già ribattezzato “dating fatigue”.
I tempi in cui sembrava facile trovare un nuovo amore attraverso uno swipe sembrano ormai lontani.
Secondo i dati finanziari più recenti Match Group (proprietario di Tinder e Hinge) ha visto il proprio valore azionario colare a picco rispetto ai massimi del periodo pandemico. Non si tratta solo di finanza, il numero di utenti paganti è in calo costante. I download globali sono passati dai 79 milioni del 2020 ai circa 61 milioni del 2024, confermando un trend discendente che non accenna a fermarsi.
A guidare la rivolta del dating sono i giovanissimi. La generazione Z, pur essendo nata digitale, sta paradossalmente guidando il ritorno agli incontri “analogici”. Per i ventenni di oggi le app sono diventate luoghi impersonali, simili a vetrine di un catalogo dove l’identità viene ridotta a poche foto e una breve bio.
Questa frustrazione ha dato vita a nuove tendenze come il “Loud Looking” (essere estremamente diretti su ciò che si cerca per evitare perdite di tempo) e il successo di eventi dal vivo; dalle serate di trekking per single ai club del libro, fino alle “running dates”.
I motivi dietro la crisi sono anche strutturali.
Le app di dating vivono di un paradosso intrinseco: se funzionano, l’utente le cancella. Per trattenere le persone sulle piattaforme gli algoritmi tendono a privilegiare la quantità sulla qualità, creando un ciclo infinito di stimoli che porta al burnout emotivo.
Le donne lamentano di sentirsi sopraffatte da messaggi inappropriati, mentre gli uomini soffrono per la mancanza di visibilità a meno di non sottoscrivere abbonamenti “Premium” dai costi esorbitanti.
Per correre ai ripari, le piattaforme stanno scommettendo tutto sull’Intelligenza Artificiale. L’idea è che l’AI possa aiutare le interazioni. Tuttavia, il rischio è di allontanare ancora di più l’elemento umano.
Mentre le app tentano il “reset strategico”, la realtà ci dice che il desiderio di connessione non è diminuito ma è solo cambiato il mezzo.
L’amore nel 2025 cerca meno algoritmi e più autenticità.

La Redazione di PerSempreNews

