Chessboxing: quando il cervello indossa i guantoni
È possibile passare da una mossa alla Kasparov a un gancio alla Tyson? Si.
Benvenuti nel mondo del chessboxing, lo sport in cui si alternano mosse strategiche e pugni ben assestati. Una disciplina dove servono neuroni affilati e muscoli d’acciaio, perché basta un errore (sulla scacchiera o sul ring) e sei fuori.
Cos’è il chessboxing?
L’idea è nata nel 1992 come una performance artistica del fumettista Enki Bilal. Ma è stato il performer olandese Iepe Rubingh a portarla nel mondo reale nel 2003, fondando la World Chess Boxing Organisation (WCBO). Da lì, lo sport ha preso piede in città come Berlino, Londra, Mosca e persino Calcutta.Il chessboxing è una disciplina che unisce due mondi agli antipodi: la raffinatezza mentale degli scacchi e la brutalità controllata del pugilato. I due avversari si affrontano in round alternati: uno di scacchi rapidi, uno di pugilato, e così via, fino a 11 round in totale. Vince chi: mette scacco matto l’avversario, lo manda al tappeto, lo costringe ad abbandonare, o lo batte ai punti o al tempo.
Insomma, si può perdere se sei troppo lento con la torre… o troppo lento a schivare un destro.
Sorpresa: esiste anche in Italia!
Sì, il chessboxing è arrivato anche da noi. Dal 2013 esiste la FISP – Federazione Italiana ScacchiPugilato, che promuove lo sport su tutto il territorio. L’Italia ha ospitato competizioni internazionali, come i Campionati Mondiali del 2023 a Riccione e spettacoli pubblici in città come Vigevano.
C’è anche una versione semplificata chiamata Chessboxing Light, per chi preferisce evitare il contatto pieno ma vuole comunque mettersi alla prova su entrambi i fronti.
Ovviamente non mancano gli atleti di spicco: Marcello Gasperini, campione europeo e avvocato nella vita civile.
Come si svolge un match?
Round 1: 3 minuti di scacchi.
Round 2: 3 minuti di pugilato.
Si alterna fino a un massimo di 11 round.
Gli scacchi si giocano con un tempo totale di 9 o 12 minuti per giocatore, quindi la pressione è altissima, tra un round e l’altro soltanto 10 secondi per togliersi i guantoni o infilarsi le cuffie da scacchista.
Immaginate di dover pianificare un attacco con l’alfiere mentre ancora vi gira la testa per un jab ben piazzato. Geniale o folle? Forse entrambe.
Perché piace?
Il fascino sta proprio nel contrasto: in un momento si è un calcolatore umano, l’attimo dopo si è un gladiatore, la tensione mentale si mescola alla scarica di adrenalina fisica, e poi…è imprevedibile: si può dominare sulla scacchiera ma crollare sul ring, o viceversa.
E, ammettiamolo, c’è qualcosa di poeticamente assurdo nel vedere qualcuno con una scacchiera sotto al naso e un labbro gonfio.

