Il 29 settembre del 1936 Francisco Francisco Franco venne nominato “Generalissimo” e capo dello Stato, consolidando il suo potere all’interno delle forze nazionaliste spagnole. “Generalissimo”,sottolineava il suo ruolo di comandante supremo dell’esercito di terra, mare e aria.La nomina avvenne in un contesto di Guerra Civile Spagnola, con l’obiettivo di unificare le forze nazionaliste sotto un’unica leadership. Fu una vera e propria diddatura che durò fino alla morte di Franco nel 1975. La Guerra civile che dalo 1936 al 39 insanguinò la Spagna consegnò in pratica Madrid nelle mani di Francisco Franco, il più duraturo dittatore europeo del ‘900, al potere per quasi 37 anni.
Il primo governo, un gabinetto di guerra, guidato da Franco, fu disciplinato e istituito il 30 gennaio 1938, da allora si susseguirono 12 governi, sempre guidati da Franco con ministri esponenti del partito unico, il Movimiento Nacional, fino all’11 giugno 1973, quando Franco rimase solo capo dello Stato e nominò presidente del governo l’ammiraglio Luis Carrero Blanco, vice presidente del governo dal 1967, che fu assassinato dall’ETA nel dicembre successivo. Franco non si occupò subito di politica attiva, badava prima di tutto alla carriera (militare) che aveva scelto. Entrò all’Accademia di Toledo nel 1907, divenne ufficiale nel 1912, prese parte a campagne coloniali in Marocco, dove si distinse per durezza e coraggio. Poi fu promosso generale di brigata nel 1926. L’anno della svolta fu il 1934, quando Diego Hidalgo Durán, ministro della Guerra nel governo Lerroux (centrodestra) che guidava la giovanissima repubblica spagnola, nominò Franco suo consulente e gli affidò un compito delicato, normalizzare le Asturie, dove era in atto una rivolta, innescata da uno sciopero di minatori, diventata in seguito un’insurrezione generale.
I ribelli avevano disarmato la Guardia civil, dato fuoco a chiese e palazzi del potere, infine proclamato un’effimera repubblica socialista che visse solo 13 giorni. “Questa è una guerra di frontiera contro il socialismo, il comunismo e tutto ciò che vuole abbattere la civiltà per sostituirla con la barbarie“, proclamò Franco, e agì di conseguenza, bombardò le Asturie dal mare, scatenò sui paesi bande di mercenari marocchini, rastrellò tutti i ribelli. Bilancio finale: 30mila arrestati, circa 3mila morti e una spaccatura verticale della destra spagnola. I partiti di governo e i loro giornali applaudivano i metodi brutali del futuro dittatore, a sorpresa la Falange española di Primo de Rivera si pronunciò pro-minatori. Come premio per aver sventato la repressione, Franco ricevette una gran cruz laureada de San Fernando (la massima decorazione militare spagnola) e il comando generale delle truppe in Marocco. franco ormai era ormai visto dalla destra come un salvatore della patria e dalla sinistra come un nemico.
29 Settembre 1936, Francisco Franco viene nominato capo delle forze armate spagnole
Tutto ebbe inizio a febbraio del 1936, quando la Spagna andò alle urne e il Frente popular (socialisti, repubblicani e comunisti) vinse. A maggio si definì il nuovo assetto istituzionale, con il repubblicano Manuel Azaña alla presidenza della repubblica e il socialista Indalecio Prieto a capo del governo. Si misero in cantiere grandi riforme, ma intanto la Spagna era finita in balìa di scontri tra fazioni contrapposte, falangisti, socialisti e ultras. Di fatto la guerra civile, in atto, ma ufficialmente scoppiò a metà luglio, quando i falangisti uccisero un ufficiale di polizia di sinistra, José Castillo, e i commilitoni della vittima risposero sequestrando e ammazzando José Calvo Sotelo, leader monarchico e astro montante della destra. La morte di Calvo Sotelo innescò un’onda emotiva di notevole importanza. E tra gli effetti, la sollevazione contro il governo. Nel 1939, quando in Germania e Italia vigevano già dure leggi razziali, Franco si rifiutò di allinearsi. Durante il conflitto mondiale, accolse profughi ebrei provenienti dall’Europa.
A favore di Franco giocarono due fattori esterni, l’aiuto dell’Argentina di Juan Perón, lontana per geografia, ma vicina per politica, che rifornì Madrid di tutto ciò che altri le negavano. E il blocco di Berlino (1948-49) che spinse gli Stati Uniti ad allearsi con chiunque, purché anticomunista. La Spagna restò un Paese dove era vietato quasi tutto, fondare partiti e sindacati, stampare giornali liberi, vedere film bocciati dalla morale cattolica, usare in pubblico lingue regionali come il basco. La situazione andò avanti fino al 1975, quandò Francisco Franco morì. Manuel Vázquez Montalbán, noto scrittore catalano, descrisse la notizia della morte di Franco: “La città si riempì di passanti, lo sguardo alto sui muri, la gola serrata in un prudente silenzio. Le guardie di sicurezza, la polizia e gli uomini delle formazioni paramilitari osservavano la manifestazione silenziosa e con il loro sesto senso udivano l’Inno alla gioia salire dall’anima cauta della città vedova, dall’anima saggia della città occupata“.
Giornalista, Libero Professionista, rugbista.