Accadde domani: il panico del virus ILOVEYOU
Il 4 maggio 2000 iniziò a diffondersi, nei computer di tutto il mondo, uno dei virus più pericolosi nella storia dell’informatica, che causò danni per miliardi di dollari.
Attraverso la propria casella di posta di Microsoft Outlook, si trovava una stranissima e-mail, nel cui oggetto si leggeva chiaramente “ILOVEYOU“. Impossibile non restarne incuriositi, anche perché un oggetto del genere scatena le fantasie dei più solitari.
Sta di fatto che decidiamo di aprirla e ci troviamo innanzi non solo un allegato, ma anche un testo particolare, che recita:
“Kindly check the attached LOVELETTER coming for me“
Che fosse davvero un messaggio proveniente dal nostro amore mai dichiarato?
Dopo aver aperto l’allegato LOVE-LETTER-FOR-YOU.TXT.VBS, si scoprì che non succedeva nulla. La finestra si apriva e si richiudeva nel giro di un secondo, tempo impossibile per poter vedere effettivamente cosa ci fosse scritto al suo interno.
Tuttavia, qualcosa è effettivamente successo, ma ce se ne accorse solo nel corso dei giorni successivi, quando documenti personali e file importanti finirono per risultare danneggiati e quindi impossibili da aprire. Nel frattempo, si ricevevano comunicazioni dai contatti in rubrica che altre lettere d’amore identiche a quella aperta qualche giorno prima, erano giunte nelle loro caselle e-mail direttamente dal proprio indirizzo e-mail e che anche queste persone stavano riscontrando lo stesso nostro problema. Insomma, una catena apparentemente senza fine.
Ma com’era possibile, senza aver inviato nulla, danneggiare in maniera simile i computer altrui? Era colpa degli utenti, oppure di qualcun altro?
La risposta è la seconda: il responsabile risponde al nome di ILOVEYOU malware, il primo software malevolo della storia in grado di autoreplicarsi nel sistema che infetta e di trasmettersi spontaneamente ad altri PC connessi in rete, tramite una falla presente in Microsoft Outlook.
Come detto poc’anzi, ILOVEYOU è stato un worm, il primo nel suo genere a conoscere una rapida e repentina diffusione in brevissimo tempo.
Nel gergo tecnico, un worm è un software malevolo che non necessita di legarsi strettamente a specifici programmi eseguibili per infettare altri sistemi, ma che si diffonde sfruttando le connessioni di rete del sistema in cui per primo si insinua.
Grazie a questa sua struttura e all’ottima ingegneria sociale che lo contraddistingueva, ILOVEYOU ha conosciuto una rapidissima diffusione nel mondo, a tal punto da fargli registrare l’impressionante numero di 5o milioni di infezioni nell’arco di appena 11 giorni.
Il suo metodo di infezione e diffusione era interamente basato sulle mailing list, che venivano sfruttate come veicolo d’infezione per i destinatari.
I messaggi non venivano nemmeno bloccati dal client di posta, ma erano etichettati come sicuri. Infatti, bastavano pochi secondi all’utente per aprire l’allegato in seno all’e-mail e dare inizio all’invasione di ILOVEYOU sia nel proprio sistema, che fra i propri contatti.
Il worm non ci mise molto a mettere in ginocchio il mondo intero.
Solo il primo giorno si stimarono migliaia di computer infetti, che divennero 2,5 milioni appena cinque giorni dopo e che infine toccarono quota 50 milioni il 13 maggio 2000. I danni conseguenti da questa infezione di massa, furono principalmente imputati alla difficoltà che enti e organizzazioni mondiali riscontrarono nel rimuovere il worm dai loro sistemi.
Furono adottate misure drastiche da parte del Pentagono, della CIA, del Parlamento britannico, della Disney e della NASA, i quali furono costretti a disattivare i loro sistemi di comunicazione e i client di posta per diversi giorni. In Italia l’ente maggiormente colpito da ILOVEYOU, fu il Ministero del Tesoro, che si ritrovò con i propri computer talmente rallentati dalle valanghe di copie del worm, da risultare completamente inutilizzabili.
Alla fine, i danni totali ammontarono a ben 10 miliardi di dollari dell’epoca, equivalenti a quasi 19 miliardi odierni.
In mezzo a tutto questo caos, il nome del suo autore emerse: Onel de Guzmàn, all’epoca hacker ventitreenne di Manila, il quale commise due errori piuttosto grossolani. Il primo fu quello di esporsi un po’ troppo ai docenti dell’Ama Computer College dove studiava, presentando una tesi incentrata proprio sulla creazione e diffusione di virus informatici. Il secondo fu lasciare tracce del virus che riconducevano sia all’appartamento che condivideva con la sorella Irene, che ai computer universitari. Con queste informazioni in loro possesso, non fu difficile per gli agenti federali rintracciarlo e porlo in stato di fermo.
In realtà, de Guzmàn fu rilasciato poco dopo e assolto da ogni accusa, in virtù dell’assenza all’epoca di leggi contro il cybercrime.
Rintracciato dai giornalisti vent’anni dopo, questi ha raccontato di aver cambiato vita e di aver creato ILOVEYOU per appropriarsi delle password per l’accesso a Internet, poiché all’epoca non poteva permettersi il costo del canone telefonico.

