Accadde domani: l’esplosione di Beirut
Se non siete giovanissimi, sicuramente vi ricorderete l’estate del 2020. Parliamo di soli(o per certi versi, addirittura) cinque anni fa: il primo lockdown si era appena concluso, le persone giravano ancora con la mascherina ma c’era un senso generale di ottimismo e sembrava che il peggio fosse ormai passato. La realtà però non va spesso come la immaginiamo, e quelle giornate furono presto sostituite da altri lockdown, impossibilita di spostarsi, zone rosse, e chi più ne ha, più ne metta.
Ma in quelle giornate estive relativamente spensierate, ricordo benissimo un evento drammatico che sconvolse la tranquillità a cui ci stavamo abituando: l’esplosione al porto di Beirut del 4 agosto. Ricordo come se fosse ieri i video dell’esplosione che circolavano sul fu Twitter(ora X), con la nuvola dell’esplosione che si espandeva a vista d’occhio, i palazzi che si frantumavano, le persone che, quando andava bene, scappavano cercando rifugio il più lontano possibile dalla zona epicentro dell’esplosione.
L’esplosione di Beirut fu un evento distruttivo di proporzioni enormi, avvertita fino a 250 km di distanza, che portò alla morte di più di 220 persone, con 7000 feriti e oltre 300.000 sfollati. L’esplosione fu causata da un incendio scoppiato durante i lavori di saldatura di un foro in un magazzino nell’hangar 12 del porto, dove risiedevano 2750 tonnellate di nitrato d’ammonio confiscate alla nave Rhosus nel 2013. Il nitrato d’ammonio a causa dell’incendio, prese fuoco, generando la denotazione che portò all’esplosione.

