Farnesina conferma: nessuno stop alla cooperazione italiana in Cuba e Palestina
Nessuna marcia indietro. Nessuna sospensione. E soprattutto nessun taglio nascosto. Dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale arriva una precisazione netta: i programmi di cooperazione allo sviluppo restano pienamente operativi, sia a Cuba sia nei Territori palestinesi. Anzi, sul fronte palestinese l’orientamento è quello di un possibile rafforzamento delle iniziative già in campo.
Il chiarimento si è reso necessario dopo alcune interpretazioni circolate a margine del Tavolo tecnico di confronto tra MAECI e Regioni. Durante la riunione, il Direttore Generale della Cooperazione allo Sviluppo ha spiegato che due progetti presentati dall’ANCI dovranno essere riformulati e incardinati formalmente su singole Regioni. Una questione procedurale: la titolarità dei programmi spetta infatti alle Regioni e non all’associazione dei Comuni. Una puntualizzazione tecnica che, tuttavia, è stata letta da un esponente regionale come possibile segnale di stop ai finanziamenti. Interpretazione che la Farnesina ha prontamente smentito.
I numeri della cooperazione
I dati forniti dalla Farnesina delineano un quadro chiaro.
A Cuba risultano attivi 28 progetti per un valore complessivo di 44,5 milioni di euro. In Palestina le iniziative in corso sono 128, con un impegno finanziario che raggiunge i 298 milioni di euro. A questi si aggiungono ulteriori interventi attualmente in fase di valutazione.
Non si tratta dunque di operazioni sporadiche, ma di una cooperazione strutturata e continuativa, incardinata nell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e coordinata dal MAECI in sinergia con enti territoriali, organizzazioni internazionali e società civile.
Nel dossier palestinese l’azione italiana si concentra su settori strategici: sanità, istruzione, governance amministrativa, sostegno umanitario e ricostruzione. Ambiti che, in un contesto di conflitto e fragilità istituzionale, rappresentano leve essenziali di stabilizzazione.
La dimensione geopolitica
Proprio su questo terreno si inserisce la recente missione guidata dalla struttura governativa coordinata dall’Ambasciatore Bruno Archi, con tappe ad Abu Dhabi e Riad, dopo precedenti missioni in Egitto e Giordania.
L’obiettivo è verificare le condizioni per riattivare e potenziare programmi di cooperazione sanitaria, umanitaria e amministrativa destinati a Gaza e alla Cisgiordania, in raccordo con i partner regionali.
La cooperazione, in questo scenario, non è solo assistenza. È strumento di politica estera. È presenza diplomatica operativa nei contesti più delicati. È un canale che resta aperto anche quando altri si chiudono.
Continuità e rafforzamento
Il messaggio che arriva dalla Farnesina è doppio e politicamente chiaro: continuità degli impegni già assunti e, sul fronte palestinese, volontà di consolidare l’intervento.
In una fase segnata da tensioni internazionali e crescente pressione umanitaria, la cooperazione allo sviluppo viene confermata come leva strategica della proiezione internazionale italiana. Non un capitolo accessorio, ma una componente strutturale della politica estera.
E nel gioco degli equilibri globali, anche i dettagli procedurali possono diventare terreno di polemica. Ma i numeri, almeno per ora, raccontano un’altra storia.

