Meloni si smarca da Trump: la crisi internazionale cambia gli equilibri politici
La guerra in Medio Oriente, che vede contrapposti l’Iran e l’asse Stati Uniti-Israele, prosegue ormai da oltre un mese. Il mancato accordo a Ginevra, nel terzo ciclo di colloqui indiretti sul nucleare mediati dall’Oman, ha fatto precipitare la situazione in un conflitto aperto che, oltre alle vittime dei bombardamenti e al blocco dello strategico Stretto di Hormuz, ha agito da detonatore per gli equilibri geopolitici globali.
Russia e Cina, infatti, dall’inizio del 2026 si sono ritrovate improvvisamente orfane di alleati chiave come il presidente del Venezuela, Nicolás Maduro, e la guida suprema iraniana Ali Khamenei, rimasto ucciso nei bombardamenti del 28 febbraio.
Sul fronte opposto, anche Donald Trump e Benjamin Netanyahu hanno visto incrinarsi il proprio blocco di alleanze. La sconfitta elettorale di Viktor Orbán, battuto alle parlamentari dal leader centrista Péter Magyar, ha segnato un primo scossone. A questo si è aggiunta, nei giorni scorsi, la perdita di un altro interlocutore strategico: il presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni.
Lo scontro con il Vaticano e la rottura con l’Italia
La rottura, tanto inattesa quanto significativa, arriva nonostante i rapporti solidi costruiti negli ultimi anni tra Roma e Washington, che avevano portato a definire Meloni un vero e proprio “ponte” tra Europa e Trump, soprattutto nella delicata partita dei dazi. A far saltare gli equilibri è stato l’attacco del presidente americano nei confronti di Papa Leone XIV, colpevole – come da tradizione per ogni pontefice – di essersi espresso a favore della pace.
Il Tycoon ha risposto con parole durissime, definendo il Papa “debole e pessimo” e accusandolo di parteggiare per un Paese, l’Iran, intenzionato a dotarsi dell’arma nucleare e responsabile, secondo la sua narrazione, della morte di migliaia di manifestanti innocenti.
Nonostante la nazionalità americana del pontefice, i rapporti tra Casa Bianca e Vaticano non sono mai stati realmente idilliaci, smentendo le previsioni di un asse privilegiato. Già in passato, infatti, Leone XIV aveva espresso critiche alla gestione dei migranti da parte dell’amministrazione Trump.
Alle parole si sono aggiunte le consuete provocazioni del leader statunitense, che in uno dei suoi eccessi comunicativi ha pubblicato sui social un’immagine che lo ritrae accanto a Gesù, in un abbraccio simbolico. A rincarare la dose è stato anche il vicepresidente JD Vance, che ha invitato il pontefice a “occuparsi di questioni morali”. Un’affermazione che, inevitabilmente, solleva una domanda tanto semplice quanto scomoda: quale questione è più morale della guerra?
L’attacco al Papa ha suscitato sdegno diffuso e ha spinto Giorgia Meloni a prendere le distanze da Trump, arrivando a sospendere il rinnovo automatico dell’accordo di difesa con Israele. In un’intervista al Corriere della Sera, il presidente americano ha reagito con toni duri, accusando il premier italiana di mancanza di coraggio sul dossier iraniano.
Lo strappo si inserisce anche nella decisione italiana di non concedere l’uso della base di Sigonella per operazioni legate al conflitto. Una scelta che appare politicamente ponderata: il recente calo di consensi registrato dal governo, emerso anche dal risultato referendario, suggerisce prudenza in vista delle prossime elezioni.
Mostrarsi troppo vicini a figure come Trump e Netanyahu avrebbe potuto trasformarsi in un boomerang, in un Paese dove – come sancito dall’articolo 11 della Costituzione – la guerra viene ripudiata. Un allineamento totale all’asse USA-Israele avrebbe rischiato di diventare una zavorra, non solo politica ma anche morale.
Le reazioni politiche in Italia
Resta però un elemento che lascia perplessi: la presa di distanza non è arrivata in relazione ai bombardamenti o alla crisi umanitaria, ma solo dopo l’attacco al pontefice. Un passaggio che apre interrogativi sulla gerarchia delle priorità politiche.
Quel che è certo è che le parole di Trump hanno avuto un effetto inatteso: ricompattare, almeno su questo punto, la politica italiana attorno al governo. Emblematiche le dichiarazioni della segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, che ha parlato di una condanna unanime dell’attacco al premier, rivendicando la sovranità e la dignità del Paese.
Alla linea della leader dem si sono accodati anche Giuseppe Conte e Angelo Bonelli, mentre di segno opposto resta la posizione di Matteo Renzi, che ha attaccato frontalmente il governo, accusandolo di immobilismo e di non aver affrontato temi cruciali come tasse, sicurezza e costo della vita.
In un quadro internazionale sempre più instabile, tra alleanze che si sfaldano e nuove linee di frattura, una cosa appare evidente: gli equilibri globali sono tutt’altro che definitivi, e basta una dichiarazione, o un attacco mirato, per rimettere tutto in discussione.

