Palestina, un milione di firme a Bruxelles per sospendere l’accordo UE-Israele
Un milione di firme per la Palestina. È questo l’obiettivo politico e simbolico della campagna lanciata a Bruxelles dall’Alleanza della Sinistra Europea, che ha avviato una raccolta firme per una proposta di legge europea volta a sospendere il trattato di associazione tra Unione europea e Israele. Un’iniziativa che nasce da una presa di posizione netta: non essere complici delle scelte del governo guidato da Benjamin Netanyahu e di una guerra che, secondo i promotori, ha ormai assunto i contorni di una tragedia umanitaria senza precedenti.
La mobilitazione arriva mentre a Gaza la violenza continua e mentre, denunciano gli organizzatori, restano sul tavolo i piani di Donald Trump e Netanyahu per un futuro che rischia di tradursi in espulsioni e deportazioni della popolazione palestinese. Uno scenario che, agli occhi della sinistra europea, rende sempre più urgente una risposta politica chiara da parte delle istituzioni comunitarie.
Come riportato da Il Sole 24 Ore, il segretario nazionale di Sinistra Italiana e leader di Alleanza Verdi e Sinistra, Nicola Fratoianni, ha attaccato duramente quella che definisce l’ipocrisia dei governi europei, Italia compresa. «Noi siamo contro le ipocrisie – ha dichiarato – come quella della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che dice ogni giorno che per la pace servono due Stati per due popoli, ma non ne riconosce uno dei due».
Secondo Fratoianni, il mancato riconoscimento dello Stato di Palestina rappresenta un doppio standard che, alla lunga, «si trasforma in complicità», rendendo i governi europei corresponsabili dei crimini di guerra attribuiti all’esecutivo israeliano. Una posizione che intercetta, sostengono i promotori, un sentimento ormai diffuso nell’opinione pubblica europea, sempre più critica verso l’occupazione, l’apartheid e la violazione del diritto internazionale.
La raccolta firme diventa così non solo uno strumento giuridico, ma un atto politico di pressione, con l’obiettivo di costringere l’Europa a scegliere da che parte stare.

