Tajani: nuovo convoglio di aiuti italiani verso Gaza e lanci aerei in arrivo
Un nuovo convoglio del programma “Food for Gaza”, proveniente dalla Giordania, ha raggiunto l’enclave palestinese. Composto da 20 camion del Programma Alimentare Mondiale (PAM), il carico – finanziato dall’Italia – contiene oltre 350 tonnellate di farina destinate alla popolazione civile. Un secondo convoglio è previsto nei primi giorni della prossima settimana.
L’iniziativa rientra nel pacchetto di interventi approvato di recente durante una riunione alla Farnesina, presieduta dal Ministro degli Esteri Antonio Tajani. Il convoglio ha attraversato la Cisgiordania per dirigersi verso il nord della Striscia, passando attraverso un valico con Israele.
In un post pubblicato su X, il titolare della Farnesina ha ribadito la posizione del governo italiano, affermando che “l’Italia si oppone a qualsiasi insediamento israeliano in Cisgiordania, poiché rischia di compromettere le fondamenta della soluzione “due popoli, due Stati”, l’unica via per una pace duratura in Medio Oriente”.
Parallelamente, proseguono i preparativi per nuovi lanci aerei di aiuti umanitari. Un ulteriore carico, con circa 100 tonnellate di beni di prima necessità, è atteso domani all’aeroporto di Fiumicino. Da lì sarà trasferito in Giordania, dove – in coordinamento con le autorità israeliane – verrà paracadutato in aree sicure della Striscia.
Mentre la macchina della solidarietà internazionale si muove, il governo israeliano si prepara a una decisione chiave. Giovedì sera è in programma una riunione del gabinetto di guerra per votare sull’estensione dell’operazione militare a tutta la Striscia di Gaza. L’incontro inizierà alle 18:00 e, secondo le previsioni, potrebbe prolungarsi ben oltre le cinque ore previste.
Secondo la stampa israeliana, la proposta del premier Benyamin Netanyahu dovrebbe ottenere il via libera, sebbene non manchino forti opposizioni all’interno dell’esecutivo. Tra i contrari, figurano il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar, da poco rientrato da una sessione speciale dell’ONU sugli ostaggi, e Aryeh Deri, leader del partito ultraortodosso Shas. Quest’ultimo, pur non avendo diritto di voto, intende comunque esprimere con decisione la propria contrarietà.
Netanyahu dovrà anche confrontarsi con le obiezioni del capo di Stato maggiore Eyal Zamir, che si oppone all’occupazione totale della Striscia per i gravi rischi che essa comporterebbe: la possibile morte degli ultimi ostaggi sopravvissuti (circa 20 su 50), l’usura dei soldati dopo oltre 670 giorni di operazioni e una previsione di almeno 4-5 mesi di nuovi, intensi combattimenti.

