Ucraina, Orban blocca le sanzioni Ue mentre Putin rafforza la triade nucleare
Il conflitto tra Russia e Ucraina va avanti da quattro anni senza conoscere tregua. Tra proclami e promesse di pace, finora la comunità internazionale non è riuscita a far sedere allo stesso tavolo né il leader di Kiev Volodymyr Zelensky né quello del Cremlino Vladimir Putin. A meno di ventiquattr’ore dall’anniversario dell’invasione dell’Ucraina, iniziata il 24 febbraio 2022, l’Europa si ritrova divisa sulle prossime mosse diplomatiche e sulle sanzioni, mentre Mosca ribadisce con forza la linea del rafforzamento militare.
Orban contro le sanzioni europee alla Russia
In un passaggio che segna una discontinuità rispetto agli ultimi anni, e salvo sorprese dell’ultimissima ora, l’anniversario del conflitto potrebbe trascorrere senza l’adozione di un nuovo pacchetto di sanzioni europee contro Mosca. A bloccare il ventesimo giro di misure restrittive è stato ancora una volta il primo ministro ungherese Viktor Orbán, deciso a esercitare il veto nel pieno della campagna elettorale che condurrà il Paese al voto il 12 aprile.
All’origine dello scontro c’è la sospensione dell’oleodotto Druzhba, snodo fondamentale per il trasporto di greggio verso Ungheria e Slovacchia, entrambe temporaneamente esentate dal bando europeo sulle importazioni di petrolio russo. L’infrastruttura è stata danneggiata in territorio russo, ma Orbán ha attribuito la responsabilità a Kiev, accusandola di compromettere la sicurezza energetica nazionale. Da qui la decisione: Budapest impedirà l’approvazione del nuovo pacchetto sanzionatorio.
Il confronto si è allargato anche al maxi-prestito europeo da 90 miliardi destinato all’Ucraina. A sostenere la posizione ungherese si è affiancato il premier slovacco Robert Fico. In entrambi i casi è necessaria l’unanimità dei Ventisette, e l’opposizione di Budapest rischia di congelare l’iniziativa comune.
Da Bruxelles si ricorda che il via libera politico al finanziamento era stato già accordato a dicembre, con la previsione che Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca non partecipassero al contributo economico. Sul piano energetico, la Commissione ha ribadito che la tutela delle forniture resta una priorità e che le autorità ucraine stanno lavorando al ripristino dell’oleodotto. Tuttavia, le rassicurazioni non hanno modificato la posizione del governo ungherese.
Nel frattempo, Commissione e Consiglio esaminano le possibili opzioni. L’eventualità di attivare l’articolo 7 dei Trattati, con la sospensione del diritto di voto dell’Ungheria, rimane formalmente sul tavolo ma continua a dividere le capitali. Si fa strada, intanto, una riflessione più ampia: nel mutato scenario geopolitico, il principio dell’unanimità rischia di trasformarsi da garanzia in fattore di paralisi.
Putin punta a rinforzare esercito e triade nucleare
Mentre l’Europa discute, da Mosca arriva un messaggio di segno opposto. In occasione della Giornata dei difensori della patria, il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato che la Russia continuerà a potenziare le proprie forze armate, facendo tesoro dell’esperienza maturata sul campo. Come riportato dall’Ansa, il capo del Cremlino ha dichiarato: “Continueremo il lavoro su larga scala per rafforzare l’Esercito e la Marina, tenendo debitamente conto degli sviluppi internazionali, basandoci sull’esperienza di combattimento acquisita durante l’operazione militare speciale e facendo affidamento sulle potenti capacità della nostra industria, della nostra scienza e delle nostre aziende industriali e high-tech”.
Putin ha poi indicato una priorità strategica precisa: “Lo sviluppo della triade nucleare, che garantisce la sicurezza della Russia e ci consente di assicurare efficacemente la deterrenza strategica e l’equilibrio di potere nel mondo – rimane la nostra priorità incondizionata”.
Infine, l’accento è stato posto sull’ammodernamento complessivo delle forze armate, con un incremento della prontezza operativa, della mobilità e della capacità di intervento “in qualsiasi condizione, comprese le più difficili”.
Due fronti che si muovono in parallelo: da una parte un’Unione europea divisa sulle sanzioni, dall’altra una Russia che rilancia sulla forza militare e sulla deterrenza nucleare. Nel mezzo, una guerra che continua a ridefinire equilibri politici e strategici nel cuore dell’Europa.
I timori di Zelensky su possibili nuovi attacchi terroristici di Mosca
L’intelligence ucraina segnala il rischio di ulteriori azioni violente da parte della Russia sul territorio nazionale. A riferirlo è stato il presidente Volodymyr Zelensky, intervenendo nel consueto messaggio serale, nel quale ha parlato apertamente della necessità di rafforzare le misure di protezione per i civili.
Il capo dello Stato ha fatto riferimento in particolare all’attacco avvenuto a Leopoli, definendolo senza esitazioni un atto terroristico per modalità e obiettivi. Due le esplosioni registrate: la seconda si è verificata dopo l’arrivo dei soccorritori sul luogo dell’attacco, aggravando il bilancio.
Ventiquattro ore di paura che hanno lasciato sul campo 25 feriti e una vittima: un agente di polizia di 23 anni. Zelensky ha espresso cordoglio alla famiglia del giovane e ha assicurato che tutti i feriti sono assistiti nelle strutture sanitarie, alcuni in condizioni critiche.
Il messaggio politico è chiaro: Kiev teme un’escalation mirata contro la popolazione e si prepara a rafforzare la sicurezza interna, mentre il conflitto continua a consumarsi senza segnali concreti di de-escalation.

