Vertice NATO all’Aja: accordo su spesa militare e nuove alleanze strategiche
L’Aja, la città dei Paesi Bassi che ospita la Corte Internazionale di Giustizia e altre istituzioni di rilievo mondiale, ha fatto da cornice negli ultimi due giorni al vertice NATO che ha riunito i leader dei Paesi membri del Patto Atlantico. La due giorni olandese si è svolta a poche ore dalla tregua tra Israele e Iran, dopo i 12 giorni di tensioni che hanno tenuto il mondo intero col fiato sospeso per la minaccia di una guerra nucleare, e in un clima di apparente unità. A creare divisioni all’interno dell’Alleanza Atlantica, infatti, è stato il delicato tema sull’aumento del PIL per la spesa di difesa fino al 5% entro il 2035. Una soglia mai realmente toccata dalla maggior parte degli Stati aderenti alla NATO, che rimodella le priorità strategiche dell’Occidente a guida americana, ma priva di quella coesione che è sempre stata vista come il motore dell’organizzazione internazionale. Alla fine, però, l’accordo è stato raggiunto e il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato colloqui con Teheran per la prossima settimana e ha auspicato nuovi negoziati con la Russia di Putin che, secondo l’inquilino della Casa Bianca, è mal consigliato.
Su questo punto spicca la neonata collaborazione tra Ucraina e Danimarca per la produzione congiunta di armi da difesa. Ad annunciarlo è stato lo stesso Volodymyr Zelensky sul suo account Telegram, a margine del bilaterale con il premier danese Mette Frederiksen. Di seguito le dichiarazioni del presidente ucraino riportate da Rai News: “Abbiamo discusso in dettaglio dello sviluppo della produzione congiunta di armi, della presidenza danese del Consiglio dell’UE e dell’ulteriore supporto ai nostri soldati. Ci sono decisioni importanti: la Danimarca sarà il primo Paese con cui lanceremo la produzione congiunta di armi da difesa. Ogni Paese che aiuta sinceramente l’Ucraina ora può contare su una partnership reciprocamente vantaggiosa con noi. Rafforziamo insieme l’Europa. Sono grato alla Danimarca per il suo significativo supporto politico e di difesa. Grazie, Mette, per aver sempre potuto contare su di te e sul cordiale popolo danese”.
Mentre il Regno Unito, come annunciato dal primo ministro Keir Starmer, fornirà all’Ucraina 350 missili antiaerei di ultima generazione, sviluppati nel Paese e rapidamente adattati per il lancio da terra. L’operazione sarà finanziata con 70 milioni di sterline provenienti dagli interessi maturati attraverso il programma governativo ERA (Extraordinary Revenue Acceleration). Tuttavia, non tutti i leader europei sono soddisfatti del piano del capo della Casa Bianca Donald Trump di aumentare la spesa militare. Tra i più critici c’è la Spagna che, a margine del Congresso dei Deputati, ha dichiarato: “La Spagna non è un Paese vassallo di Trump ma un Paese sovrano che prende le proprie decisioni e, come ha detto il premier Pedro Sánchez, non impegneremo il 5% del PIL in spese per la difesa”.
Dello stesso avviso sono Slovacchia e Belgio. Tuttavia, il ministro degli Affari Esteri italiano, Antonio Tajani, come dichiarato da Rai News, ha affermato: “La Spagna dovrà rispettare le stesse regole che rispettano tutti. Un conto sono i fatti e un conto sono le dichiarazioni, contano i fatti e noi italiani abbiamo fatto i fatti. Noi abbiamo detto che non si poteva raggiungere l’obiettivo nei tempi prefissati e i tempi sono stati prolungati. C’è l’altro successo italiano, che è quello della flessibilità: c’è l’obbligo di raggiungere l’obiettivo ma non a tappe prefissate”.
Il titolare della Farnesina ha inoltre annunciato nuove sanzioni per Mosca, mirate a far desistere Putin dall’investire nell’esercito. Mentre il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha espresso soddisfazione per l’approvazione dell’accordo sull’aumento delle spese militari:
“Il mondo sta cambiando e cambia anche la difesa. Quello della Nato è stato un vertice importante per gli impegni che vengono assunti, impegni significativi e sostenibili. Sono spese necessarie per rafforzare la nostra difesa e la nostra sicurezza. Non toglieremo nemmeno un euro dalle priorità del governo e dei cittadini italiani, non riteniamo di usare la clausola di salvaguardia del Patto di Stabilità nel 2026 per la difesa. Ho detto a Trump e agli altri leader che la stessa determinazione usata sulla guerra tra Israele e Iran va usata anche per due altri cessate il fuoco, per l’Ucraina e per Gaza”.
L’aumento della spesa militare, tuttavia, preoccupa e non poco le forze dell’opposizione, le quali, preoccupate dall’impatto economico, chiedono maggiori garanzie sul mantenimento degli investimenti sociali e sul controllo democratico delle risorse destinate alla difesa.

